GUIDA FISCALE PER I RESIDENTI ALL’ESTERO

Fonte:Ministero dell'Economia e delle Finanze (http://www.agenziaentrate.it/)

 

SOMMARIO

 

 

I - le imposte per i  non residenti

1. Chi è residente all’estero

2. Il domicilio fiscale in Italia

3. Le principali imposte italiane

4. Le imposte sugli immobili

5. I redditi tassabili

6. I redditi derivanti da attività libero-professionali

7. Altri redditi

8. I principali obblighi fiscali dei cittadini non residenti

9. Come ottenere la partita Iva

 

II - la dichiarazione dei redditi

 1. L’Irpef: chi deve pagarla e su cosa

 2. Controllare se si è esonerati

 3. Le novità

 4. I redditi di terreni e fabbricati (quadri RA - RB)

 5. I redditi di lavoro dipendente e assimilati (quadro RC)

 6. Le spese deducibili e detraibili: la differenza

 7. Come si calcola l’imposta dovuta

 8. Come si presenta la dichiarazione

 9. Quando si presenta la dichiarazione

10. Quando e come si paga

11. Il ravvedimento operoso

12. La destinazione dell’8 per mille dell’Irpef

13. Il modello 730

14. Le sanzioni

 

III - l’ici

Le novità del 2001

1. Chi deve pagarla

2. Come si calcola

3. Quando e come si paga

4. La dichiarazione

 

IV - le imposte sulla compravendita di immobili                

Le novità

1. Iva

2. Imposte di registro, ipotecarie e catastali

3. Invim

 

v – successioni e donazioni

1. La riforma del 2000

2. I soggetti passivi

3. I beni tassabili e la base imponibile

4. I beni non compresi nell’attivo ereditario

5. Le agevolazioni

6. La dichiarazione di successione

7. Come si paga l’imposta

8. Imposta sulle donazioni

9. Le convenzioni per le successioni e per le donazioni

 

VI - fondi comuni: rimborsi ai non residenti

1. Come ottenere il rimborso

2. La disciplina transitoria

 

VII - la tassa comunale sui rifiuti solidi urbani
(tarsu)

 

VIII - LE CONVENZIONI INTERNAZIONALI CONTRO LE
DOPPIE IMPOSIZIONI

 

IX - I PAESI CON REGIME FISCALE PRIVILEGIATO


 

I - LE IMPOSTE PER I NON RESIDENTI

 

 

1. CHI È RESIDENTE ALL’ESTERO

 

Ai fini delle imposte sul reddito sono considerati residenti all’estero coloro che per la maggior parte del periodo d’imposta, cioè per almeno 183 giorni (184 per gli anni bisestili) non sono iscritti nelle anagrafi comunali dei residenti e non hanno, nel territorio dello Stato italiano, né il domicilio (sede principale di affari e interessi) né la residenza (dimora abituale).

I residenti all’estero che hanno prodotto redditi o possiedono beni in Italia sono tenuti a versare le imposte allo Stato italiano, salvo eccezioni previste da eventuali Convenzioni per evitare le doppie imposizioni stipulate tra lo Stato italiano e quello di residenza.

Non si considerano residenti all’estero, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati con decreto del Ministro delle finanze 4 maggio 1999 (l’elenco dei Paesi è riportato al Cap. XI).

I cittadini che hanno trasferitola propria residenza in uno dei Paesi indicati in tale elenco, nel caso in cui siano effettivamente ivi residenti, devono essere pronti a fornire la prova del reale trasferimento all’estero; e quindi che non hanno in Italia la dimora abituale oppure il complesso dei rapporti afferenti gli affari e gli interessi allargati, oltre che agli aspetti economici, a quelli familiari sociali e morali.

In pratica  i predetti soggetti potranno utilizzare qualsiasi mezzo di prova di natura documentale  o dimostrativa, ad esempio la sussistenza della dimora abituale nel Paese fiscalmente privilegiato, sia personale che dell’eventuale nucleo familiare, l’iscrizione ed effettiva frequenza dei figli presso istituti scolastici o di formazione del Paese estero, lo svolgimento di un rapporto lavorativo a carattere continuativo, stipulato nello stesso paese estero, ovvero l’esercizio di una qualsiasi attività economica con carattere di stabilità, ecc.

 

2. IL DOMICILIO FISCALE IN ITALIA

 

In base alle norme fiscali italiane i contribuenti esteri, ai fini delle imposte sul reddito, hanno il domicilio fiscale nel Comune italiano nel quale il reddito è stato prodotto (o, se l’attività viene svolta in più Comuni, nel Comune in cui si è prodotto il reddito più elevato).

I cittadini italiani che risiedono all’estero in forza di un rapporto di servizio con la pubblica amministrazione, nonchè quelli considerati residenti avendo trasferito la residenza in Paesi aventi un regime fiscale privilegiato indicati nel D.M. 4 maggio 1999,  hanno invece il domicilio fiscale nel Comune di ultima residenza in Italia.

 

Il domicilio fiscale serve soprattutto a individuare l’Ufficio dell’amministrazione finanziaria competente a controllare i dati della dichiarazione dei redditi.

 

3. LE PRINCIPALI IMPOSTE ITALIANE

 

Le principali imposte che possono riguardare i non residenti sono:

– l’imposta personale sui redditi (Irpef)

– l’imposta comunale sugli immobili (Ici)

– le imposte sui trasferimenti di proprietà degli immobili

– l’imposta sulle successioni (in caso di eredità)

– la tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu).

 

4. LE IMPOSTE SUGLI IMMOBILI

 

I beni immobili (terreni e fabbricati) ubicati in Italia si considerano produttivi di reddito anche se non sono affittati. Sono soggetti contemporaneamente a diverse imposte:

– Irpef - imposta sul reddito

– Ici - imposta comunale sul possesso

– Tarsu - tassa comunale sui rifiuti solidi urbani.

In caso di trasferimento sono inoltre soggetti alle seguenti imposte:

– se il trasferimento avviene per causa di morte (eredità), all’imposta di successione

– se avviene a seguito di un contratto tra vivi, alle imposte sui trasferimenti (Iva, imposta di registro, imposta ipotecaria, imposta catastale).

 

Immobili affittati

Il contratto di locazione formato con scrittura privata, indipendentemente dall’importo del canone annuo, deve essere registrato, entro 30 giorni dalla data dell’atto, presso un qualsiasi ufficio del registro; se viene stipulato con l’ausilio di un pubblico ufficiale, deve essere registrato a cura dello stesso presso l’ufficio del registro (o delle Entrate, ove istituito) competente.

L’imposta di registro è pari al 2 per cento del corrispettivo annuo pattuito.

Attenzione. Nel caso in cui il contratto di locazione relativo ad un immobile ubicato in Italia venga stipulato all’estero, non è previsto l’obbligo della registrazione presso gli uffici finanziari italiani.

 

5. I REDDITI TASSABILI

 

Si intendono prodotti in Italia, e sono quindi soggetti ad imposizione da parte dello Stato italiano - salvo quanto previsto dalle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni- i seguenti redditi che hanno avuto origine nel territorio italiano:

1. attività di lavoro dipendente, autonomo, di impresa, ecc.

2. pensioni e assegni assimilati

3. beni immobili (terreni e fabbricati) ubicati in Italia.

 

Sono inoltre assoggettabili a tassazione anche altre tipologie di redditi (come, ad esempio, quelli delle società) che non vengono esaminati in questa pubblicazione.

 

In particolare, per quanto riguarda i redditi di lavoro dipendente e assimilati, sono soggetti a imposizione (e quindi all’obbligo di dichiarazione) i redditi:

- percepiti dal soggetto residente in uno Stato estero con il quale non è stata stipulata una Convenzione contro le doppie imposizioni;

- percepiti dal soggetto residente in uno Stato estero con il quale è stata stipulata una Convenzione contro le doppie imposizioni che prevede la tassazione di tali redditi sia in Italia che nello Stato estero;

- percepiti dal soggetto residente in uno Stato estero con il quale è stata stipulata una Convenzione contro le doppie imposizioni che prevede la tassazione di tali redditi solo in Italia.

Di seguito vengono indicate, per alcuni Paesi, le modalità di tassazione che riguardano gli stipendi e le pensioni prodotti in alcuni Paesi esteri.

Per il trattamento di stipendi e pensioni al di fuori di quelli elencati o prodotti in altri Paesi, è necessario consultare le singole Convenzioni (quelle ratificate si possono trovare nel sito Internet del Ministero delle Finanze - www.finanze.it).

 

Stipendi

Per quanto riguarda gli stipendi pagati da un datore di lavoro privato, in quasi tutte le Convenzioni (ad esempio quelle con Argentina, Australia, Belgio, Canada, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Svizzera e Stati Uniti) è prevista la tassazione esclusiva nel Paese di residenza del percettore quando esistono contemporaneamente le seguenti condizioni:

a. il lavoratore residente all’estero presta la sua attività in Italia per meno di 183 giorni

b. le remunerazioni sono pagate da un datore di lavoro residente all’estero

c. l’onere non è sostenuto da una stabile organizzazione o base fissa che il datore di lavoro ha in Italia.

 

In tali casi gli stipendi non vanno dichiarati allo Stato italiano.

 

Pensioni

Sono imponibili comunque in Italia le pensioni corrisposte dallo Stato italiano, da soggetti residenti nel territorio dello Stato italiano o da stabili organizzazioni nel territorio stesso a soggetti non residenti. Con alcuni Paesi sono in vigore Convenzioni per evitare le doppie imposizioni sul reddito, in base alle quali le pensioni corrisposte a cittadini non residenti sono tassate in modo diverso a seconda che si tratti di pensioni pubbliche o di pensioni private.

Sono pensioni pubbliche quelle pagate dallo Stato italiano o da una sua suddivisione politica o amministrativa o da un suo ente locale. In linea generale tali pensioni sono imponibili soltanto in Italia.

Sono pensioni private quelle corrisposte da enti, organismi o istituti previdenziali italiani  preposti all’erogazione del trattamento pensionistico (ad esempio l’Inps). In linea generale tali pensioni sono imponibili soltanto nel Paese di residenza del beneficiario.

Per il trattamento di stipendi e pensioni percepiti da contribuenti residenti in altri Paesi è necessario consultare le singole Convenzioni (i testi delle Convenzioni sono riportati nel sito Internet del Ministero delle Finanze, all’indirizzo www.finanze.it/ossfiscaleint/index.htm).

Più in particolare, in base alle vigenti Convenzioni per evitare le doppie imposizioni, le pensioni erogate da enti pubblici e privati situati in Italia ad un contribuente residente nei Paesi di seguito elencati, sono così assoggettate a tassazione:

 

Argentina - Regno Unito - Spagna - Stati Uniti - Venezuela

Le pensioni pubbliche di fonte italiana sono di norma tassate solo in Italia. Tuttavia le stesse non sono assoggettate a tassazione in Italia se il contribuente ha la nazionalità dello Stato estero in cui risiede.

Le pensioni private percepite da residenti in questi Paesi non sono assoggettate a tassazione in Italia.

Belgio - Germania

Le pensioni pubbliche di fonte italiana sono di norma tassate solo in Italia. Tuttavia le stesse non sono assoggettate a tassazione in Italia se il contribuente ha la nazionalità dello Stato estero di residenza e non quella italiana.

Le pensioni private percepite da residenti in questi Paesi non sono assoggettate a tassazione in Italia.

Francia

Le pensioni pubbliche di fonte italiana sono di norma tassate solo in Italia. Tuttavia le stesse non sono assoggettate a tassazione in Italia se il contribuente ha la nazionalità francese e non quella italiana.

Le pensioni private italiane sono tassate, secondo una regola generale, solo in Francia, tuttavia le pensioni che la vigente Convenzione Italia-Francia indica come pensioni pagate in base alla legislazione di “sicurezza sociale” sono imponibili in entrambi gli Stati

Svizzera

Le pensioni pubbliche di fonte italiana sono assoggettate a tassazione solo in Italia se il contribuente ha la nazionalità italiana; le stesse non sono quindi imponibili in Italia se il contribuente residente in Svizzera non ha la nazionalità italiana.

Le pensioni private sono tassate soltanto in Svizzera.

 

Canada

Le pensioni pubbliche sono imponibili esclusivamente in Italia.

Le pensioni private di fonte italiana non sono assoggettate a tassazione in Italia se l’ammontare non supera il più elevato dei seguenti importi: 10.000 dollari canadesi o 12.000.000 di lire (6.197,48 euro). Se viene superato questo limite le pensioni sono tassabili anche in Italia.

 

Australia

Le pensioni, sia pubbliche che private, non sono assoggettate a tassazione in Italia.

 

6. I REDDITI DERIVANTI DA ATTIVITÀ LIBERO-PROFESSIONALI

 

I redditi conseguiti svolgendo libere professioni o altre attività di carattere indipendente esercitate in Italia da una persona residente in uno Stato non legato all’Italia da Convenzione per evitare le doppie imposizioni, si considerano imponibili in Italia.

Anche nel caso di residenti in Paesi con cui sia in vigore una Convenzione per evitare le doppie imposizioni, tali redditi sono in genere imponibili in Italia se l’attività viene svolta abitualmente in una sede fissa - ad esempio, il locale di consultazione di un medico, l’ufficio di un architetto o di un avvocato - ma esclusivamente per la porzione di reddito attribuibile a tale sede.

Nel caso in cui, invece, il residente in uno Stato legato all’Italia da Convenzione per evitare le doppie imposizioni eserciti nel nostro Paese una libera professione senza avvalersi di una sede fissa, l’Amministrazione finanziaria italiana, in genere, non tassa i relativi redditi.

I redditi derivanti da attività libero-professionali imponibili in Italia e percepiti da residenti all’estero sono sottoposti ad imposizione nel seguente modo:

– se i compensi sono erogati da soggetti sostituti d’imposta, subiscono una ritenuta a titolo d’imposta (definitiva) del 30 per cento;

– se i compensi sono erogati da soggetti non sostituti d’imposta, devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi da presentare all’Amministrazione finanziaria italiana.

 

7. ALTRI REDDITI

 

Reddito d’impresa

Sia la legislazione italiana che le Convenzioni per evitare le doppie imposizioni dispongono che il reddito d’impresa conseguito nel territorio nazionale da soggetti non residenti è imponibile in Italia solo nel caso in cui sia attribuibile ad una stabile organizzazione situata in Italia.

L’effettiva esistenza di una stabile organizzazione è definita dalle singole Convenzioni fiscali, che tuttavia, in linea generale, si basano su una definizione accettata a livello internazionale (esistono lievi differenze da un Paese all’altro).

L’espressione stabile organizzazione, quindi, in linea di massima comprende:

- una sede di direzione

- una succursale

- un ufficio

- un’officina

- un laboratorio

- una miniera o un giacimento petrolifero o di gas naturale, una cava o un altro luogo di estrazione di risorse naturali

- un cantiere di costruzione o di montaggio la cui durata sia superiore ai dodici mesi.

 

Dividendi

I dividendi pagati a  residenti all’estero sono imponibili in Italia con una ritenuta alla fonte a titolo definitivo (se deliberati fino al 30 giugno 1998, pari al 32,4 per cento; se deliberati dal 1° luglio ’98, al 27 per cento). Tuttavia, se il percettore risiede in un Paese legato all’Italia da una Convenzione per evitare le doppie imposizioni, la ritenuta alla fonte effettuata in Italia non può superare la misura massima fissata dalla Convenzione stessa (in genere il 10 o il 15 per cento).

Se il percettore dei dividendi ha una stabile organizzazione o una base fissa in Italia, è qui che tali redditi sono assoggettati ad imposizione, secondo quanto prevede la normativa nazionale per i residenti italiani.

I  non residenti, diversi dagli azionisti di risparmio, hanno diritto al rimborso - fino a concorrenza dei quattro noni della ritenuta - dell’imposta che dimostrino di aver pagato all’estero in via definitiva sugli stessi utili mediante certificazione del competente ufficio fiscale dello Stato estero (articolo 27, comma 3, Dpr 600/73).

 

Interessi

Esaminiamo le varie situazioni che si possono verificare.

Interessi pagati al soggetto residente in un Paese con cui è in vigore una Convenzione per evitare le doppie imposizioni.

Viene applicata in Italia una ritenuta alla fonte che non può superare la misura massima prevista nella Convenzione stessa (in genere il 15 per cento).

Il percettore degli interessi ha una stabile organizzazione o una sede fissa in Italia.

Tali redditi sono assoggettati ad imposizione secondo quanto prevede la normativa nazionale per i  residenti in Italia.

La ritenuta alla fonte sugli interessi dei titoli pubblici.

La normativa italiana prevede un’imposta sostitutiva del 12.50 per cento; molte Convenzioni prevedono l’esenzione totale da imposta in Italia.

Dal 1° gennaio 1997 in Italia è stata introdotta un’esenzione dall’imposta sui proventi dei titoli obbligazionari per quanti risiedono nei Paesi che hanno stipulato con l’Italia Convenzioni contro le doppie imposizioni. L’esenzione si applica in particolare ai titoli pubblici, ma anche alle obbligazioni emesse da altri soggetti (banche, società quotate nei mercati regolamentati italiani, enti pubblici economici trasformati in società per azioni, ecc.).

Per usufruire di tale agevolazione gli interessati possono rivolgersi direttamente a banche italiane o estere, che trasmetteranno le istanze presentate ad altre banche intermediarie o enti internazionali autorizzati dall’Amministrazione finanziaria italiana ad utilizzare la procedura per la concessione dell’esenzione. Per chiedere l’agevolazione gli interessati dovranno utilizzare, anche in copia fotostatica, il modello denominato Mod. 116/IMP, reperibile:

- presso gli uffici dell’Amministrazione finanziaria italiana

- presso le autorità fiscali di molti Paesi

- presso le banche italiane

- presso gli uffici dei Consolati italiani.

Il modello si compone di quattro esemplari, da presentare all’autorità fiscale del Paese di residenza dopo aver compilato in ogni sua parte la Sezione 1. L’Amministrazione fiscale del Paese di residenza trattiene un esemplare e restituisce gli altri tre, che il richiedente deve consegnare alla banca cosiddetta di primo livello.

Tra l’altro, dal 1° luglio 1998 è  prevista, per i  residenti nei Paesi che godono dell’agevolazione sopra descritta, l’esenzione dalla tassazione su alcuni tipi di interessi.

Inoltre, dal 1° gennaio 1999 non sono assoggettati ad imposizione  gli interessi e gli altriproventi derivanti da depositi e conti correnti bancari e postali.

 

Royalties

Le royalties che un non residente percepisce da un soggetto italiano sono sottoposte a ritenuta alla fonte nella misura del 30 per cento a titolo d’imposta sulla parte imponibile del loro ammontare. Tuttavia, se il percipiente risiede in uno Stato che ha stipulato con l’Italia una Convenzione per evitare le doppie imposizioni, tali redditi non possono essere qui sottoposti ad un’imposta maggiore della misura massima prevista nella Convenzione stessa (che in genere non è superiore al 5 o 10 per cento).

Se il percettore delle royalties ha una stabile organizzazione o una sede fissa in Italia, tali redditi sono assoggettati ad imposizione secondo le previsioni della normativa italiana.

 

8. I PRINCIPALI OBBLIGHI FISCALI DEI  NON RESIDENTI

 

I cittadini non residenti, titolari di redditi imponibili in Italia appartenenti a una o più delle tipologie descritte in precedenza, sono soggetti ai seguenti obblighi fiscali:

- presentazione della dichiarazione annuale dei redditi ai fini Irpef - ad eccezione dei casi di esonero - e versamento delle relative imposte (saldo per l’anno precedente e acconti per l’anno in corso)

- se possiedono immobili, oltre all’Irpef devono pagare l’Ici e, se l’immobile non è concesso in locazione, la tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu). La dichiarazione Ici, al contrario di quanto avviene per l’Irpef, non si presenta ogni anno, ma solo in caso di variazioni

-         in caso di successione, a seconda dei beni ereditati e del rapporto familiare con la persona deceduta, possono essere soggetti all’obbligo di presentazione della relativa dichiarazione.

 

9. COME OTTENERE LA PARTITA IVA

 

Per ottenere l’apertura di un numero di partita Iva , i soggetti non residenti e senza stabile organizzazione  in Italia devono nominare un rappresentante  fiscale.

La richiesta di partita Iva dovrà essere effettuata all’Ufficio dell’Entrate, o in mancanza all’Ufficio Iva, del luogo in cui il rappresentante ha il domicilio fiscale.

Il rappresentante fiscale deve esser  nominato con atto pubblico, con scrittura privata registrata o con lettera annotata in apposito registro, in data anteriore a quella in cui è avvenuta la transazione imponibile,presso l’Ufficio competente in relazione al domicilio fiscale del rappresentante.

Il non residente al quale viene attribuito un numero di partita Iva deve assolvere, per mezzo del rappresentante fiscale, tutti gli obblighi Iva, come ad esempio fatturazione, registrazione, presentazione della dichiarazione Iva , ecc..


II - LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI

 

Secondo la legge italiana, chiunque possiede redditi imponibili prodotti in Italia, anche se residente all’estero, è tenuto a dichiararli all’Amministrazione finanziaria, salvo i casi di esclusione previsti espressamente. Dal 1998 il modello 740 è sostituito dal modello Unico che, oltre alla dichiarazione dei redditi, comprende:

- la dichiarazione annuale dei contribuenti Iva

- la dichiarazione Irap (la nuova imposta regionale che dal ‘98 sostituisce i contributi sanitari, l’Iciap e diversi altri tributi).

Il contribuente ha la facoltà di includere nel modello Unico 2001 anche il modello con il quale  dichiarare le ritenute operate durante l’anno a non più di venti dipendenti, collaboratori e simili (modello 770).

Da quest’anno non viene predisposto il modello specifico Unico NR: tuttavia, il fascicolo 2 del modello Unico 2001 persone fisiche contiene una guida di compilazione della dichiarazione riservata ai non residenti.

I non residenti in Italia titolari solo di redditi di immobili e/o redditi di lavoro dipendente o di pensione devono quindi utilizzare il modello base Unico 2001 Persone fisiche – fascicolo 1, che può essere prelevato dal sito Internet del Ministero delle Finanze (www.finanze.it).

Il modello base per la dichiarazione deve essere compilato da tutti i contribuenti non esonerati, e contiene:

– il frontespizio, con i dati che identificano il dichiarante e le istruzioni fondamentali

– la seconda facciata, con le informazioni personali e quelle relative alla dichiarazione (tipo di dichiarazione, altro soggetto che sottoscrive la dichiarazione, destinazione dell’8 per mille, firma)

– i quadri dei redditi contrassegnati dalla lettera R (RA, RB, RC, RN, RP, RV, RX).

I cittadini italiani che risiedono all’estero in forza di un rapporto di servizio con la pubblica amministrazione, nonchè quelli considerati residenti avendo trasferito la residenza in Paesi aventi un regime fiscale privilegiato indicati nel D.M. 4 maggio 1999, hanno il domicilio fiscale nel Comune di ultima residenza in Italia.

L’indirizzo del domicilio in Italia va indicato solo nel caso in cui sia individuabile un recapito nel Comune di domicilio fiscale.

In caso di residenza all’estero si deve indicare il codice fiscale rilasciato dall’autorità fiscale del Paese di residenza o, in mancanza, un analogo codice identificativo (ad esempio, codice di sicurezza sociale, codice identificativo generale, ecc).

Se il Paese estero di residenza è strutturato secondo suddivisioni geografiche, nell’apposito rigo deve essere indicato lo Stato federato, la Contea, il Distretto, ecc.: in presenza di più suddivisioni territoriali si deve indicare solo la maggiore (ad esempio, se un Paese è diviso in Stati federati, a loro volta suddivisi in Contee, si indica solo lo Stato federato).

 

Attenzione. La dichiarazione deve essere sempre firmata dal dichiarante.

 

1. L’IRPEF: CHI DEVE PAGARLA E SU COSA

 

L’Irpef, imposta sul reddito delle persone fisiche, fonda il suo presupposto sul possesso di redditi in denaro o in natura compresi nelle sei categorie elencate nella tabella 1.

I soggetti passivi dell’imposta sono tutti i soggetti residenti e non residenti, questi ultimi esclusivamente per i redditi prodotti nel nostro Paese. Vale a dire che sono assoggettati all’Irpef i redditi elencati in precedenza e prodotti in Italia o all’estero da parte dei soggetti residenti in Italia: i soggetti non residenti, invece, sono tenuti a pagare l’imposta esclusivamente per i redditi conseguiti in Italia.

 

Tabella 1 - Classificazione dei redditi ai fini Irpef

 

Fondiari                                 Dominicali e agrari dei terreni, fabbricati

Capitale                                 Dividendi, interessi attivi, rendite perpetue

Lavoro dipendente                Prestazioni di lavoro, pensioni, assimilati

Lavoro autonomo                  Arti e professioni, autori, amministratori e sindaci di società

Impresa                                 Prestazioni di servizi - imprese non agricole

Diversi                                   Lavoro autonomo occasionale - affitto di terreni per uso non agricolo,    

                                                plusvalenze, ecc.

 

2. CONTROLLARE SE SI È ESONERATI

 

La prima cosa da fare è controllare se si è tenuti o meno a fare la dichiarazione.

È esonerato dall’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi chi nel 2000 ha posseduto:

- solo reddito di lavoro dipendente o di pensione corrisposto da un unico sostituto d’imposta obbligato ad effettuare le ritenute d’acconto

- redditi di lavoro dipendente o assimilati corrisposti da più datori di lavoro italiani per un importo complessivo non superiore a 12.000.000 di lire (6.197,48 euro) se le detrazioni per lavoro dipendente spettano per l’intero anno

- redditi di lavoro dipendente erogati da più sostituti d’imposta se è stato chiesto all’ultimo di tenere conto dei redditi corrisposti durante i rapporti precedenti e quest’ultimo ha effettuato le operazioni di conguaglio

- solo redditi di terreni e fabbricati complessivamente non superiori a 360.000 lire (185,92 euro).

L’esonero dalla dichiarazione è inoltre previsto se l’imposta lorda corrispondente al reddito complessivo, sottratte le detrazioni di lavoro dipendente e le ritenute, non supera l’importo di 20.000 lire (10,33 euro).

 

Attenzione. Tutti coloro che hanno conseguito redditi nel 2000 e che non rientrano nelle condizioni di esonero elencate sono obbligati alla presentazione della dichiarazione.

 

I rimborsi d’imposta

Il contribuente esonerato può comunque presentare la dichiarazione dei redditi per far valere eventuali oneri sostenuti o detrazioni non attribuite oppure per chiedere il rimborso di eccedenze d’imposta derivanti dalla dichiarazione presentata nel 2000 o da acconti versati nello stesso anno.

 

Nel caso in cui si sia subita in Italia una ritenuta superiore a quanto previsto dalla Convenzione internazionale vigente, si può chiedere il rimborso delle imposte pagate in eccedenza.

L’istanza di rimborso deve essere presentata ai Centri di servizio nel cui territorio si trova il sostituto d’imposta che ha effettuato la ritenuta eccedente, ove non è operativo un Centro di Servizio le istanze dovranno essere presentate alla Sezione Staccata delle Direzioni regionali dell’Agenzia delle Entrate o se istituito all’Ufficio delle Entrate competente per territorio.

Il termine di decadenza per la presentazione della domanda di rimborso è di 48 mesi dal momento in cui è  stata effettuata il versamento diretto o la ritenuta (sia che questa sia stata effettuata direttamente da Amministrazioni dello Statolo da altro sostituto).

L’istanza può essere presentata oltre che dal soggetto possessore del reddito (il sostituito) anche dal sostituto che ha effettuato la ritenuta.

Le domande dovranno essere corredate in ogni caso da una certificazione di residenza rilasciata dalle autorità fiscali del Paese di residenza, nonché dalla documentazione necessaria per dimostrare il possesso dei requisiti previsti dalla Convenzione stessa.

 

 

3. LE NOVITÀ

 

Quest’anno la dichiarazione dei redditi presenta numerose novità, introdotte dalla Finanziaria 2001 e da altri provvedimenti, molti dei quali produrranno effetti nella dichiarazione dei redditi che verrà presentata nel 2001. 

 

Le novità per il 2000

Ÿ Viene modificato il primo scaglione di reddito per l’applicazione dell’Irpef, che è elevato da 15.000.000 (7.746,85 euro) a 20.000.000 (10.329,14 euro).

Ÿ L’aliquota applicabile al secondo scaglione di reddito è ridotta dal 26,5 al 25,5 per cento.

Ÿ Riduzione dell’acconto Irpef dovuto per il 2001 dal 98 all’95 per cento.

 

Cosa cambia nel 2001

Ÿ Vengono ridotte le aliquote di tutti gli scaglioni dell’Irpef.

Ÿ Viene prorogata a tutto il 2001 la detrazione del 36 per cento delle spese sostenute per interventi di ristrutturazione degli immobili. E’ ulteriormente ampliato l’elenco degli interventi ammessi al beneficio, che comprendono anche quelli mirati ad evitare gli infortuni domestici e per l’installazione di porte blindate e impianti antifurto. La proroga al 31 dicembre riguarda anche l’aliquota Iva agevolata (10 per cento).

 

 

 

4. I REDDITI DI TERRENI E FABBRICATI (QUADRI RA - RB)

 

I redditi di terreni e fabbricati ubicati nel territorio dello Stato sono imponibili in Italia anche se sono posseduti da soggetti non residenti. Tuttavia, nel caso in cui il Paese di residenza sia legato all’Italia da una Convenzione per evitare le doppie imposizioni (l’elenco delle Convenzioni in vigore è riportato nell’ultima parte della guida), nella stessa sono in genere previste misure per evitare che su tali redditi si verifichi una doppia imposizione.

I redditi dei terreni risultanti dai certificati catastali (da indicare nel quadro RA) vanno rivalutati:

– dell’80 per cento per i redditi dominicali

– del 70 per cento per i redditi agrari.

L’Irpef sugli immobili è dovuta per il reddito derivante da terreni e/o fabbricati a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale di godimento (quadro RB). Per poter dichiarare l’immobile si deve conoscere la rendita catastale, che può essere trovata nei contratti di acquisto o nelle dichiarazioni di successione. In mancanza, la rendita può essere richiesta all’ufficio del Territorio del luogo in cui è situato l’immobile; se l’immobile non è accatastato può essere indicata la rendita presunta, che è quella attribuita a fabbricati similari.

 

Attenzione. La rendita catastale deve essere rivalutata del 5 per cento.

 

In ogni caso:

– gli immobili che hanno perso le caratteristiche di ruralità devono essere accatastati e quindi sono soggetti a Irpef

– gli immobili di nuova costruzione devono essere dichiarati dal momento in cui possono essere utilizzati per l’uso a cui sono destinati

- per gli immobili tenuti a disposizione dal contribuente si applica l’aumento di un terzo della rendita catastale (aumentata del 5 per cento). Per  il contribuente residente all’estero, questo aumento non si applica per uno degli immobili da lui tenuti a disposizione.

 

Gli immobili che non devono essere dichiarati

Non danno luogo a redditi di fabbricati ai fini dell’Irpef, e pertanto non vanno dichiarati:

– gli immobili di cui si ha solo la nuda proprietà

– le costruzioni rurali utilizzate come abitazione che appartengono al proprietario o all’affittuario del terreno ed effettivamente adibite ad usi agricoli

– gli immobili con licenza di restauro, ristrutturazione edilizia o risanamento conservativo, che per queste ragioni non vengono utilizzati

– le parti comuni condominiali, se la quota parte di reddito del singolo condomino non supera le 50.000 lire (25,82 euro). Esempio: proprietà di quote condominiali in tre diversi fabbricati per importi rispettivamente di 31.000 (16,01 euro), 73.000 (37,70 euro) e 40.000 lire (20,66 euro). Il contribuente pagherà l’Irpef sulla sola quota che supera le 50.000 lire, limite che non deve essere considerato una franchigia: sono quindi da assoggettare ad imposizione 73.000 lire

– gli immobili adibiti esclusivamente all’esercizio del culto nonché i monasteri di clausura, se non sono affittati, e le loro pertinenze

– gli immobili completamente adibiti a musei, biblioteche, archivi, cineteche ed emeroteche aperti al pubblico, se al proprietario non deriva alcun reddito per tutto l’anno.

 

 

La deduzione per l’abitazione principale

Un contribuente non residente, proprietario di un immobile ad uso abitativo in Italia, non può usufruire della deduzione Irpef prevista per l’abitazione principale, in quanto questa è concessa solo quando l’unità immobiliare è effettivamente adibita ad abitazione principale ed il contribuente vi dimora abitualmente.

 

Gli immobili in affitto

Se l’immobile è concesso in locazione, viene assoggettato a tassazione l’85 per cento del canone annuo d’affitto: se il contratto di affitto è stipulato secondo quanto previsto dalla legge di riforma delle locazioni (n. 431/98), è prevista una ulteriore riduzione del 30 per cento.

Per gli immobili ubicati nella città di Venezia centro e nelle isole della Giudecca, di Murano e di Burano si indica il 75 per cento del canone.

Dal ’98 i canoni di locazione non percepiti dal proprietario non concorrono a formare la base imponibile, e quindi non devono essere dichiarati, se entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi si è concluso il procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità dell’inquilino (legge n. 431/98). In questo caso la rendita catastale dell’immobile deve essere comunque assoggettata a tassazione.

 

5. I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE E ASSIMILATI (QUADRO RC)

 

Nel modello Unico, quadro RC, vanno dichiarati i seguenti redditi di lavoro dipendente e assimilati (tra cui, ad esempio, gli stipendi relativi al lavoro dipendente prestato in Italia, le pensioni e i redditi assimilati di fonte italiana) percepiti da contribuenti residenti all’estero:

– redditi erogati al residente di un Paese con il quale non esiste Convenzione contro le doppie imposizioni

– redditi erogati al residente di un Paese con il quale esiste Convenzione contro le doppie imposizioni in base alla quale gli stessi devono essere assoggettati a tassazione sia in Italia sia nello Stato estero, o soltanto in Italia.

 

6. LE SPESE DEDUCIBILI E DETRAIBILI: LA DIFFERENZA

 

In alcuni casi sono previste delle riduzioni di imposta per i contribuenti che hanno sostenuto spese di particolare rilevanza sociale. A seconda dei casi, questi oneri possono essere fatti valere nella dichiarazione in due modi diversi:

– alcuni sono deducibili dal reddito complessivo e permettono di ridurre il reddito imponibile, quello su cui si calcola l’imposta lorda (vale a dire che non si paga l’Irpef sulla porzione di reddito abbattuta per effetto dell’onere deducibile).;

– altri oneri, i più diffusi, sono detraibili e consentono di detrarre dall’imposta il 19 per cento - il 41 o 36 per cento in caso di ristrutturazioni edilizie - della spesa sostenuta.

 

Esempio. Con un reddito complessivo nel 2000 di 42.550.000 lire (21.975,24 euro), una spesa deducibile di 5.400.000 lire (2.788,87 euro) permette un risparmio di 1.809.000 lire (pari al 33,5 per cento di 5.400.000).

Tutto è più semplice in caso di spese per le quali compete la detrazione d’imposta del 19 per cento. L’ammontare del reddito complessivo, in questo caso, è ininfluente: la detrazione, si dichiarino 20 o 100 milioni, spetta sempre nella misura del 19 per cento.

Esempio. Chi ha pagato interessi passivi per mutui agrari per un ammontare complessivo di 3.250.000 lire (1.678,48 euro) ha diritto alla detrazione del 19 per cento e quindi a una riduzione di 617.000 lire (318,65 euro).

 

 

Quali spese per i non residenti in Italia

Le persone che non risiedono in Italia sono comunque tenute a pagare l’Irpef per i redditi prodotti in Italia. Questi stessi contribuenti hanno, però, anche la possibilità di dedurre dal reddito e detrarre dall’imposta alcune spese sostenute.

 

Le spese deducibili

I non residenti in Italia possono dedurre dal reddito complessivo le seguenti spese:

• i contributi liberali versati in favore delle organizzazioni non governative riconosciute idonee dal ministero degli Esteri ad operare nel campo della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo (l’importo deducibile non può eccedere il 2 per cento del reddito complessivo);

• le indennità per perdita dell’avviamento versate agli inquilini per cessata locazione di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello abitativo;

• i contributi liberali in denaro a favore dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero della Chiesa cattolica, dell’Unione italiana delle Chiese cristiane Avventiste del 7° giorno, dell’ente morale Assemblee di Dio in Italia, della Tavola valdese, dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia e della Chiesa evangelica luterana in Italia (anche per i non residenti l’importo deducibile non può eccedere il limite di 2 milioni);

  i canoni, livelli, censi e gli altri oneri gravanti sul reddito di immobili considerati ai fini della determinazione del reddito complessivo. Sono inoltre deducibili i contributi versati ai consorzi (stradali, di bonifica, ecc.) obbligatori per legge o in dipendenza di provvedimenti della pubblica amministrazione;

• le somme che non avrebbero dovuto concorrere a formare redditi di lavoro dipendente e assimilati e che invece sono state tassate;

• le somme restituite al soggetto erogatore se hanno concorso a formare il reddito in anni precedenti;

• il 50 % delle imposte arretrate.

 

Le spese detraibili

Ai non residenti spetta inoltre la detrazione d’imposta del 19 per cento degli importi pagati per:

• gli interessi passivi e gli oneri accessori su prestiti e mutui agrari, nel limite dei redditi dichiarati per i terreni oggetto del mutuo;

• gli interessi passivi e gli oneri accessori sui mutui contratti per l’acquisto dell’abitazione principale e, se stipulati entro il 1992, quelli per l’acquisto di immobili diversi dall’abitazione principale. Il diritto alla detrazione per gli interessi passivi pagati dipendenza di mutui per l’acquisto dell’abitazione principale viene meno a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui l’immobile non è più utilizzato come abitazione principale: pertanto, i contribuenti non residenti che non hanno la dimora principale  nell’immobile acquistato, possono fruire della detrazione solo per il periodo d’imposta in cui si è verificato il cambiamento della residenza;

• gli interessi passivi e gli oneri accessori sui mutui stipulati nel corso del 1997 per l’esecuzione di interventi di recupero e di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili;

• le spese sostenute dai soggetti obbligati alla manutenzione, protezione o restauro dei beni culturali vincolati ai sensi della legge n. 1089 del 1° giugno 1939 e del Dpr n. 1409 del 30 settembre 1963;

• i contributi liberali in denaro a favore dello Stato, di enti e istituzioni pubbliche, di enti locali territoriali e Regioni, di comitati organizzatori costituiti allo scopo, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute che svolgano, senza fini di lucro, attività di studio, di ricerca, di restauro e di documentazione per l’acquisto, la manutenzione e la protezione dei beni culturali vincolati di rilevante valore artistico, nonché, sempre con riferimento ai beni culturali, le attività di documentazione e catalogazione;

• il costo specifico (in mancanza, il valore di mercato) dei beni ceduti a titolo gratuito allo Stato, alle Regioni, agli enti locali, ad enti e istituzioni pubbliche, a comitati organizzatori allo scopo costituiti, a fondazioni e associazioni senza scopo di lucro per lo svolgimento delle attività culturali elencate nell’articolo 13-bis, lettera h), del Testo Unico delle imposte sui redditi;

• i contributi liberali in denaro, nel limite del 2 per cento del reddito complessivo, a favore di enti pubblici, fondazioni e associazioni legalmente riconosciute che senza scopo di lucro svolgano esclusivamente attività nel settore dello spettacolo per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti oltre che per la produzione nei vari settori dello spettacolo;

• i contributi liberali in denaro, sempre nel limite del 2 per cento del reddito complessivo dichiarato, a favore degli enti di prioritario interesse nazionale operanti nel settore musicale, per i quali è prevista la trasformazione in fondazioni di diritto privato ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367; 

• i contributi liberali in denaro versati in favore della Società di cultura La Biennale di Venezia.

 

Gli interventi di ristrutturazione

I contribuenti non residenti nel nostro Paese possono anche avvalersi della detrazione d’imposta prevista per coloro che sostengono le spese per la manutenzione, la ristrutturazione e il restauro del patrimonio edilizio: il beneficio fiscale, come è noto - salvo il distinguo relativo alla manutenzione ordinaria - compete sia per gli interventi eseguiti nei singoli appartamenti che per quelli effettuati sulle parti comuni condominiali. Così come avviene per i contribuenti residenti, la detrazione, da ripartire necessariamente in cinque o dieci rate, spetta nella misura del 41 per cento delle spese sostenute negli anni 1998 e 1999 e del 36 per cento di quanto speso nel corso del 2000 o del 2001, sempre nel limite massimo di 150 milioni per immobile e per anno d’imposta.

 

Le regole da rispettare

Le deduzioni dal reddito complessivo e la detrazione d’imposta del 19 per cento competono solo se si realizzano, nell’anno d’imposta interessato, tutti i presupposti stabiliti dalla normativa fiscale vigente.

La spesa deve essere stata sostenuta nel corso dell’anno per il quale viene presentata la dichiarazione dei redditi, anche se si riferisce ad altri anni (criterio di cassa).

• L’onere deve essere stato effettivamente sostenuto, non è sufficiente che il contribuente abbia assunto l’obbligo di pagare.

Le spese devono essere rimaste effettivamente a carico del contribuente intestatario delle ricevute,  fatture o altro documento di spesa.

• Le deduzioni e le detrazioni spettano ai contribuenti solo se le spese vengono sostenute nell’interesse proprio.

 

Come si documentano

Tutti gli oneri portati in diminuzione dal reddito o in detrazione dall’imposta devono essere documentati: vale a dire che i contribuenti debbono munirsi di ricevute, quietanze, bollettini di conto corrente postale, fatture, e ogni altra certificazione idonea a comprovare i presupposti oggettivi e soggettivi che giustificano il riconoscimento del beneficio fiscale.

È obbligatorio documentare gli oneri, senza che questo comporti l’allegazione dei documenti alla dichiarazione dei redditi: le certificazioni relative agli oneri dedotti o detratti devono essere conservate per tutto il periodo durante il quale l’amministrazione finanziaria ha la possibilità di richiederne l’esibizione (per la dichiarazione di quest’anno, fino al 31 dicembre 2005).

 

7. COME SI CALCOLA L’IMPOSTA DOVUTA

 

L’Irpef è un’imposta progressiva per scaglioni, cioè non si applica in misura unica e fissa sui redditi posseduti, indipendentemente dal loro ammontare: il reddito imponibile viene suddiviso in più scaglioni, ad ognuno dei quali si applica un’aliquota d’imposta via via crescente.

La somma dei redditi indicati nei vari quadri, sottratti gli oneri deducibili, costituisce il reddito imponibile. Sul reddito imponibile deve essere calcolata l’imposta lorda in base alle aliquote vigenti per scaglioni: la determinazione dell’imposta lorda viene effettuata con l’utilizzo della tabella 2, che riporta le aliquote progressive dell’Irpef. Sull’imposta lorda si applicano poi le detrazioni spettanti: il calcolo dell’imposta va effettuato tenendo conto anche dei versamenti d’acconto effettuati nel 2000 e delle eventuali eccedenze risultanti dalla precedente dichiarazione.

Si ricorda che le detrazioni per familiari a carico non competono ai non residenti.

 

Tabella 2 - Scaglioni e aliquote Irpef per il 2000

 

Fino a             20.000.000                                  (10.329,14 euro)                           18,5%

oltre             20.000.000 e fino a   30.000.000  (15.493,71 euro)                           25,5%

oltre             30.000.000 e fino a   60.000.000  (30.987,41 euro)                           33,5%

oltre             60.000.000 e fino a 135.000.000  (69.721,68 euro)                           39,5%

oltre  135.000.000 (69.721,68 euro)                                                               45,5%

 

Le detrazioni per lavoro dipendente

In riferimento all’attività lavorativa svolta e alla composizione del nucleo familiare i contribuenti possono conseguire ulteriori risparmi d’imposta.

In particolare sono previste detrazioni di lavoro dipendente - concesse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati (indicate nella tabella 3) - commisurate al periodo di lavoro effettivamente prestato nell’anno.

 

 

Tabella 3 - Le detrazioni per lavoro dipendente e/o pensione

 

Reddito di lavoro dipendente/pensione            Detrazione

 

fino a L.  12.000.000                                          L. 2.220.000 (1.136,21 euro)

oltre   L.  12.000.000 e fino a L. 12.300.000      L. 2.100.000 (1.084,56 euro)

oltre   L.  12.300.000 e fino a L.  12.600.000     L. 2.000.000 (1.032,91 euro)

oltre   L.  12.600.000 e fino a L.  15.000.000     L. 1.900.000 (   981,27 euro)

oltre   L.  15.000.000 e fino a L.  15.300.000     L. 1.750.000 (   903,80 euro)

oltre   L.  15.300.000 e fino a L.  15.600.000     L. 1.600.000 (   826,33 euro)

oltre   L.  15.600.000 e fino a L.  15.900.000     L. 1.450.000 (   748,86 euro)

oltre   L.  15.900.000 e fino a L.  16.000.000     L. 1.330.000 (   686,89 euro)

oltre   L.  16.000.000 e fino a L.  17.000.000     L. 1.260.000 (   650,74 euro)

oltre   L.  17.000.000 e fino a L.  18.000.000     L. 1.190.000 (   614,58 euro)

oltre   L.  18.000.000 e fino a L.  19.000.000     L. 1.120.000 (   578,43 euro)

oltre   L.  19.000.000 e fino a L.  30.000.000     L. 1.050.000 (   542,28 euro)

oltre   L.  30.000.000 e fino a L.  40.000.000     L.    950.000 (   490,63 euro)

oltre   L.  40.000.000 e fino a L.  50.000.000     L.    850.000 (   438,99 euro)

oltre   L.  50.000.000 e fino a L.  60.000.000     L.    750.000 (   387,34 euro)

oltre   L.  60.000.000 e fino a L.  60.300.000     L.    650.000 (   335,70 euro)

oltre   L.  60.300.000 e fino a L.   70.000.000      L.    550.000 (   284,05 euro)

oltre   L.  70.000.000 e fino a L.   80.000.000      L.    450.000 (   232,41 euro)

oltre   L.  80.300.000 e fino a L.   90.000.000      L.    350.000 (   180,76 euro)

oltre   L.  90.000.000 e fino a L.   90.400.000      L.    250.000 (   129,11 euro)

oltre   L.  90.400.000 e fino a L.  100.000.000    L.    150.000 (      77,47 euro)

oltre   L. 100.000.000                                        L.    100.000 (      51,65 euro)

 

 

Le detrazioni per particolari tipologie di redditi

 

A favore di alcune particolari tipologie di reddito, è prevista una particolare detrazione.

La detrazione viene concessa a coloro che possiedono soltanto i seguenti redditi:

– assegni periodici percepiti per effetto di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili

– rapporti di collaborazione coordinata e continuativa

– lavoro dipendente di durata inferiore all’anno.

La detrazione dall’imposta lorda per il ammonta a:

– lire 300.000 (154,94 euro) se il reddito complessivo non supera 9.100.000 lire (4.699,76 euro);

– lire 200.000 (103,29 euro) se il reddito complessivo è compreso tra 9.100.000 e 9.300.000 lire (4.803,05 euro);

– lire 100.000 (51,65 euro) se il reddito complessivo supera 9.300.000 lire ma non 9.600.000 lire (4.957,99 euro).

 

 

8. COME SI PRESENTA LA DICHIARAZIONE

 

I contribuenti non residenti possono presentare la propria dichiarazione dei redditi dall’estero utilizzando il mezzo della raccomandata o altro mezzo equivalente dal quale risulti con certezza la data di spedizione.

La dichiarazione deve essere inserita in una normale busta di corrispondenza di dimensioni tali da contenerla senza piegarla. La busta deve essere indirizzata al Ministero delle Finanze- Agenzia delle Entrate - 00100 - Roma - Italia, e deve recare le seguenti indicazioni:

– cognome e nome del contribuente

– codice fiscale del contribuente

– la dicitura: «Contiene dichiarazione modello Unico 2001 Persone fisiche».

Possono essere consegnate le dichiarazioni redatte sui modelli prelevati dal sito Internet del ministero delle Finanze (www.finanze.it).

 

9. QUANDO SI PRESENTA LA DICHIARAZIONE

 

La dichiarazione deve essere presentata nel periodo compreso tra il 2 maggio ed il 2 luglio 2001 (il 30 giugno è sabato).

 

10. QUANDO E COME SI PAGA

 

I versamenti risultanti dalla dichiarazione, compresi quelli relativi al primo acconto per l’anno 2001, devono essere eseguiti entro il 31 maggio 2001.

 

I contribuenti residenti all’estero possono effettuare i versamenti presso una qualsiasi banca del luogo attraverso un bonifico in lire a favore di una banca nazionale con sede in Italia (Credito Italiano, Banca Nazionale del Lavoro, Banca di Roma, ecc.). Nel bonifico si devono indicare le generalità del contribuente, il codice fiscale, la residenza all’estero, il domicilio in Italia, la causale del versamento e l’anno a cui si riferisce. Non è possibile effettuare i pagamenti inviando assegni.

 

Se l’importo da versare a saldo, al netto della eventuale maggiorazione, non supera lire 20.000 (10,33 euro), non va effettuato alcun versamento.

 

11. IL RAVVEDIMENTO OPEROSO

 

In base alle norme sul cosiddetto ravvedimento è possibile regolarizzare entro precisi limiti di tempo, e beneficiando della riduzione delle sanzioni amministrative, le omissioni e le irregolarità relative alla dichiarazione (predisposizione e presentazione) ed ai versamenti.

Il ravvedimento può essere utilizzato da tutti i contribuenti (persone fisiche, giuridiche, sostituti d’imposta). Gli errori e le irregolarità sanabili sono:

1. gli omessi, carenti versamenti di imposte e/o di ritenute dichiarate

2. gli errori che incidono nella formazione del reddito

3. l’omessa presentazione della dichiarazione nei termini previsti.

4. gli errori formali che non incidono nella determinazione del reddito e non ostacolano l’esercizio dell’attività di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria.

Nel caso descritto al punto 1, l’irregolarità viene sanata effettuando un versamento. Nei casi descritti ai punti 2 e 3  oltre al versamento deve essere presentata una dichiarazione integrativa, che va inserita in una normale busta di corrispondenza di dimensione idonea a contenerla senza piegarla. Sulla busta deve essere riportata la dicitura: «Dichiarazione integrativa per ravvedimento operoso Mod. Unico 2001 Persone fisiche». Nel caso descritto al punto 4, invece, l’errore  può essere corretto senza l’applicazione di sanzioni e solo con la presentazione della dichiarazione integrativa.

 

 

L’elenco dettagliato delle fattispecie interessate, degli importi dei versamenti e delle modalità di pagamento sono indicate nelle istruzioni allegate al modello Unico 2001.

 

 

12. LA DESTINAZIONE DELL’8 PER MILLE DELL’IRPEF

 

Una quota dell’Irpef liquidata dagli uffici in base alle dichiarazioni annuali - l’otto per mille, appunto - viene destinata, sulla base delle scelte effettuate dai contribuenti, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale, oppure a scopi di carattere religioso o assistenziale da parte delle seguenti istituzioni religiose:

– la Chiesa cattolica

– l’Unione italiana delle Chiese Avventiste del 7° giorno

– le Assemblee di Dio in Italia

– la Chiesa Valdese, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi

– la Chiesa Evangelica Luterana

– l’Unione delle Comunità ebraiche in Italia.

La scelta viene effettuata mettendo la propria firma in corrispondenza dell’apposito riquadro: è ammessa la scelta per una sola istituzione. La quota dei contribuenti che non hanno firmato, e che quindi risulta non attribuita, sarà suddivisa tra gli organismi destinatari secondo la proporzione risultante dalle scelte espresse.

Le quote non attribuite spettanti alle Assemblee di Dio in Italia e alla Chiesa Valdese sono devolute alla gestione statale.

 

Si ricorda che la scelta dell’8 per mille non determina un prelievo aggiuntivo o un’imposta da pagare a parte: si tratta di una quota dell’Irpef che é stata già trattenuta sotto forma di ritenute fiscali.

 

 

13. IL MODELLO 730

 

I cittadini non residenti non possono utilizzare il modello 730.

Invece, i contribuenti fiscalmente residenti in Italia che si trovano all’estero per motivi di lavoro (è il caso, ad esempio, del personale in servizio presso Ambasciate e Consolati) e scelgono di presentare la propria dichiarazione dei redditi utilizzando il 730, devono presentare al proprio sostituto d’imposta:

– il modello già compilato

– la busta chiusa contenente il modello 730-1 per la scelta della destinazione dell’8 per mille dell’Irpef. La busta deve recare l’indicazione dei dati anagrafici e del codice fiscale del contribuente.

La scheda deve essere consegnata anche se non viene espressa alcuna scelta.

 

14. LE SANZIONI

 

Per le omissioni o inadempienze collegate all’utilizzo della dichiarazione dei redditi vengono applicate le seguenti sanzioni.

Omessa presentazione della dichiarazione. Sanzione amministrativa dal 120 al 240 per cento delle imposte dovute, con un minimo di 500.000 lire (258,23 euro). Se non sono dovute imposte, sanzione da 500.000 a 2.000.000 di lire (1.032,91 euro).

Dichiarazione compilata su modelli non conformi a quelli approvati dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate. È considerata nulla, e quindi si applicano le sanzioni previste per l’omessa presentazione.

Dichiarazione non firmata. L’irregolarità viene sanata se il contribuente la firma entro 30 giorni dal ricevimento dell’invito dall’ufficio. In caso contrario si applicano le sanzioni previste per l’omessa presentazione.

Dichiarazione presentata dopo la scadenza. Se il ritardo non è superiore a 90 giorni, la dichiarazione è valida ma si applica la sanzione da 500.000 lire (258,23 euro) a 2.000.000 (1.032,91 euro).

Indicazione di redditi e imposte inferiori a quelli dichiarati o di un credito superiore a quello spettante. Sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento della maggiore imposta o del minor credito. La stessa sanzione è prevista in caso di indebite deduzioni dall’imponibile e di detrazioni d’imposta.

Omesso o carente versamento delle imposte dichiarate. Sanzione amministrativa pari al 30 per cento dell’importo non versato o versato in ritardo. La sanzione del 30 per cento viene ridotta:

– al 10 per cento (1/3) se gli importi dovuti vengono pagati entro 30 giorni dal ricevimento dell’esito della liquidazione automatica (effettuata ai sensi dell’articolo 36-bis, Dpr 600/73);

– al 20 per cento (2/3) se gli importi dovuti vengono pagati entro 30 giorni dal ricevimento dell’esito del controllo formale (effettuata ai sensi dell’articolo 36-ter, Dpr 600/73).


III - L’ICI

 

 

1. CHI DEVE PAGARLA

 

L’Ici, imposta comunale sugli immobili, è dovuta da tutti coloro che possiedono in Italia fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli come proprietari oppure come titolari di diritti reali di godimento (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie, ecc.).

Inoltre:

– per i cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato si considera direttamente adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata. Per tale unità immobiliare è concessa una detrazione d’imposta di 200.000 lire (103,29 euro), proporzionalmente al periodo ed alla quota di possesso

– se l’immobile è posseduto da più proprietari, l’imposta deve essere ripartita proporzionalmente fra loro in base alle quote di possesso

– se l’immobile è in usufrutto, uso o abitazione, l’imposta deve essere pagata dall’usufruttuario o da chi gode del diritto d’uso o di abitazione in proporzione alla quota di tale diritto. Esempio: con un usufrutto del 25 per cento l’imposta sarà a carico dell’usufruttuario per questa percentuale, e del proprietario per il restante 75 per cento, mentre se l’usufrutto è totale l’imposta è interamente a carico dell’usufruttuario

– se l’immobile è in proprietà turnaria o multiproprietà l’imposta deve essere pagata dall’amministratore di condomino.

 

 L’Ici è ridotta al 50 per cento se il fabbricato è dichiarato inagibile o inabitabile e di fatto non utilizzato; la riduzione si applica limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono tali condizioni.

-          

Le agevolazioni.

I Comuni possono fissare aliquote Ici anche inferiori al 4 per mille, a favore:

- dei proprietari che eseguono interventi per il recupero di immobili inagibili o inabitabili oppure finalizzati al recupero di immobili di interesse artistico o architettonico nei centri storici o alla realizzazione di posti auto o autorimesse. L’aliquota agevolata è applicata per la durata di tre anni dall’inizio dei lavori;

- per gli immobili affittati con contratto concordato a soggetti che li utilizzano come abitazione principale.

 

2. COME SI CALCOLA

 

Per il calcolo dell’Ici bisogna conoscere la rendita catastale dell’immobile, che si può desumere da una precedente dichiarazione Ici o Irpef oppure, in mancanza, dall’atto di compravendita dello da un recente certificato catastale.

La rendita catastale deve essere aumentata del 5 per cento e poi moltiplicata per un coefficiente diverso a seconda del tipo di immobile, ottenendo in questo modo la base imponibile.

Il coefficiente da applicare è pari a:

– 100 per le abitazioni, gli alloggi collettivi e i fabbricati a destinazione varia (categorie catastali A, B e C con esclusione delle categorie A10 e C1)

– 50 per gli uffici, gli studi privati (categoria A10) e gli altri fabbricati a destinazione speciale (categoria D)

– 34 per i negozi e le botteghe (categoria catastale C1).

L’imposta dovuta si determina applicando alla base imponibile l’aliquota - variabile tra il 4 e il 7 per mille - deliberata dal Comune nel cui territorio è ubicato l’immobile, sottraendo poi la detrazione per l’abitazione principale.

Per conoscere l’aliquota in vigore in un determinato Comune ci si può rivolgere agli uffici del Comune stesso, ai Patronati oppure si può utilizzare il sito Internet dell’Ancitel (www.ancitel.it).

 

Le eccezioni

Per le aree fabbricabili, la base imponibile è costituita dal valore commerciale al 1° gennaio dell’anno di imposizione.

Per i terreni agricoli è costituita dal reddito dominicale risultante in Catasto moltiplicato per 75, e successivamente aumentato del 25 per cento.

 

Notifica delle rendite catastali    

 

Dal 1° gennaio 2000,  gli  atti  attributivi  o  modificativi  delle  rendite  catastali  per terreni  e   fabbricati   sono   efficaci   solo   a   decorrere   dalla  loro notificazione  ai soggetti intestatari della relativa partita.              

Rispetto al sistema precedente, non  è  più  sufficiente, quindi, la semplice "comunicazione " della rendita catastale,  ma  occorre effettuare  la rituale notificazione  della  rendita  stessa.  La notificazione  deve  essere  effettuata dall'Ufficio del Territorio competente che  deve darne tempestiva comunicazione ai comuni interessati.              

In  sostanza,  sono giuridicamente inefficaci gli  atti  attributivi  o  modificativi  delle  rendite catastali sino  a  quando  queste ultime non siano ritualmente notificate. Dalla data di notificazione  decorre  il  termine  di  60  giorni  per  la  proposizione del ricorso  avverso  l'attribuzione  della  rendita catastale.  Inoltre, poichè può legittimamente  proporre    ricorso   avanti   alle   commissioni   tributarie solamente  il  possessore  degli  immobili  e non l'intestatario della partita catastale  che può essere un soggetto diverso dal primo, occorre che la notificazione  venga  effettuata  anche  a  colui che ha il possesso del bene, in  quanto  risulta  essere  il soggetto direttamente interessato ad impugnare gli  atti in questione.                                                      

Dato che gli atti attributivi  o  modificativi  delle  rendite  catastali  acquistano  rilevanza giuridica  solo   dal   momento   in   cui  queste  ultime  siano  ritualmente notificate,  ne  consegue  che ai fini dell’Ici, il comune, a decorrere dal 1 gennaio 2000, fino alla  data    dell'avvenuta    notificazione    della    rendita,   non   può legittimamente  richiedere:                     

.    l'imposta   relativa   alle  annualità  precedenti  alla  notificazione,      risultante  dalla  differenza  tra  quanto  versato  dal  contribuente  e   quanto  dovuto  in  base  alla  rendita  attribuita;   

.    le   sanzioni,   poichè  nessuna  violazione  può  essere  imputata  al   contribuente  che abbia versato il tributo in base a quanto dichiarato; 

.    gli  interessi,  in  quanto  non  vi  è  alcun recupero di imposta sulla    quale  poterli calcolare.                                                

 

Gli  atti  degli uffici del territorio adottati entro il 31 dicembre 1999 e recepiti  in atti impositivi del comune.                                   

Gli atti attributivi   modificativi  delle  rendite catastali adottati dall'Ufficio del Territorio

entro  il  31  dicembre  1999  e recepiti dall'ente locale in atti impositivi, in base alla normativa allora vigente, potevano  considerarsi  giuridicamente  conosciuti dal contribuente con la  semplice  pubblicazione  mediante  affissione  all'albo pretorio.

Pertanto, per  gli  avvisi  di  liquidazione  e  di accertamento emessi dall'ente  locale  nei  quali  siano  stati  recepiti  gli  atti attributivi o modificativi  delle  rendite  catastali  affissi  all'albo  pretorio  e che al 10 dicembre  2000 (entrata  in  vigore  della  legge  n. 342 del 2000)  non  erano  ancora  definitivi  -  in  quanto  non era ancora decorso  il   termine   di   60   giorni  per  proporre  ricorso  avanti  alle commissioni  tributarie  o  il  ricorso  era  pendente innanzi a tali organi - non  sono  dovuti  sanzioni  ed   interessi  relativamente al periodo compreso tra  la  data  di  attribuzione  o  modificazione  della  rendita  e quella di scadenza  del    termine    per   la   presentazione   del   ricorso   avverso l'attribuzione  della  rendita  stessa,  termine  che è stato prorogato all'8 febbraio  2001.                                                              

Il  contribuente in questi casi  non   dovrà  corrispondere,  né le sanzioni,     tantomeno   gli   interessi,    dovrà,  invece,  corrispondere  al comune soltanto la somma relativa  alla  differenza  tra  l'imposta  effettivamente dovuta in base alla rendita  attribuita e quella corrisposta in base alla rendita presunta.       

 Tuttavia, il  contribuente  che  abbia  già  assolto  il  proprio  debito tributario  corrispondendo  oltre  all'imposta  dovuta anche gli interessi non può  ottenere   alcun   rimborso.                                 

     

Gli  atti  degli  uffici  del territorio adottati entro il 31 dicembre 1999   che  non siano stati recepiti dal comune in atti impositivi.              

Per gli  atti  che  abbiano comportato l'attribuzione o la modificazione  della   rendita   adottati   dall'Ufficio   del Territorio  entro  il  31 dicembre 1999, ma non  ancora recepiti in atti  impositivi degli enti locali, il  comune deve provvedere, entro i termini di  decadenza  dal  potere  di  esercizio  della potestà impositiva,  ad  emettere  gli  avvisi  di liquidazione  o  di  accertamento, finalizzati al recupero della sola maggiore imposta  che risulta dovuta sulla base della rendita attribuita.             

Sull'eventuale maggiore  imposta  non  sono  computabili  nè sanzioni, nè  interessi.

Nell'eventualità  in  cui  il  contribuente abbia  versato  il  tributo  in  misura maggiore rispetto a quello che risulta dovuto  in  base  alla  rendita  attribuita,  avrà  diritto al rimborso delle somme  indebitamente  versate,  sulle  quali  devono  essere  corrisposti  gli interessi.

 Gli atti impositivi emessi dai comuni sulla base delle  attribuzioni  o  modificazioni della rendita costituiscono a tutti gli effetti  anche   atti   di   notificazione   della   predetta  rendita, quindi, è   dalla data di notificazione dell'avviso di  liquidazione  o  dell'avviso  di accertamento, redatto sulla base dei dati trasmessi  all'ente  locale  dall'Ufficio  del  Territorio, che decorre il termine di  60   giorni   non  solo  per  la  presentazione  del  ricorso  avverso  la determinazione  del  tributo,  ma anche avverso la determinazione della rendita.            

 

 

3. QUANDO E COME SI PAGA

 

 

Dal 2001 il pagamento dell’imposta viene sempre effettuato in due rate, con scadenza 2 luglio (il 30 giugno è sabato) e il 20 dicembre, ma è cambiato il sistema di determinazione dell’acconto (1^ rata), che sale dal 45 per cento al 50 per cento dell’importo complessivo. Inoltre, la base su cui calcolare il 50 per cento è data dall’imposta dovuta e pagata secondo le aliquote e le detrazioni dell’anno precedente. Se il possesso è stato parziale, l’imposta da pagare in acconto deve comunque essere rapportata all’intero anno: l’eventuale conguaglio sarà effettuato al momento del saldo.

Il vantaggio del nuovo sistema di calcolo è quello di avere più tempo per reperire ed esaminare  le delibere sulle aliquote e regolamenti dei comuni presso i quali sono ubicate le unità immobiliari.

 

Esempio. Se nel 2000 il contribuente ha versato 450.000 lire di Ici per il possesso di 3 mesi dell’immobile, per l’anno 2001 dovrà versare un acconto di 900.000 lire. L’importo pagato, infatti, dovrà prima essere ragguagliato ai 12 mesi e poi diviso per due.

450.000 : 3 = 150.000

150.000 x 12 = 1.800.000 (Ici dovuta per l’anno precedente)

1.800.000 : 2 =   900.000 (importo dell’acconto)

 

Le persone fisiche non residenti nel territorio dello Stato possono effettuare il versamento dell’imposta comunale sugli immobili anche in unica soluzione entro il 20 dicembre, con applicazione degli interessi nella misura del 3 per cento.

È possibile versare l’imposta direttamente dall’estero con le seguenti modalità:

– vaglia internazionale di versamento in c/c intestato al Consorzio nazionale tra i concessionari del servizio di riscossione - Via B. Croce, 124 - 00142 - Roma

– bonifico bancario sulla Banca di Roma, sede centrale, Via del Corso, 320 - 00186 - Roma, sul conto corrente bancario n. 17430/31 - codice aziendale di credito 3002.3, codice di avviamento bancario 0327.07, intestato allo stesso Consorzio. 

Il versamento dell’imposta dovrà essere cumulativo, sia nel caso di possesso di più immobili nello stesso Comune che nel caso in cui i diversi immobili posseduti siano situati nel territorio di più Comuni.

Nel bonifico bancario e nei moduli dei vaglia postali devono essere indicati - oltre al predetto Consorzio quale beneficiario - l’importo versato, il cognome e nome ovvero la ragione sociale o denominazione del contribuente, lo Stato estero di residenza con l’indicazione della località e l’indirizzo, il codice fiscale italiano o in mancanza quello del Paese di residenza, se posseduto, la causale del versamento (Ici) con l’indicazione dell’anno al quale detta imposta si riferisce. Nel caso, invece, di pagamento con vaglia postale l’indicazione del codice fiscale, se posseduto, va fatta nello spazio dedicato alla causale del versamento.     

Se i cittadini italiani residenti all’estero posseggono immobili in Comuni che, in alternativa al versamento tramite concessionario abbiano previsto il versamento sul c/c postale intestato alla tesoreria del Comune e quello diretto presso la tesoreria medesima, devono pagare l’Ici tramite il vaglia internazionale di versamento in c/c intestato alla tesoreria del Comune di ubicazione degli immobili. Sarà cura del contribuente informarli se nel Comune ove è ubicato l’immobile sia stata introdotta tale norma regolamentare.

 

La spedizione del bollettino              

Entro i sette giorni successivi alla data del bonifico ovvero dell’emissione del vaglia internazionale, il contribuente non residente deve inviare tramite raccomandata la parte destra del modello di versamento in c/c postale approvato con D.M. 12 maggio 1993 al seguente indirizzo:

Consorzio Nazionale tra i Concessionari del servizio di riscossione - Via B. Croce, 124 - 00142 - Roma. Nel modello non vanno indicati il concessionario e il suo numero di conto corrente postale; vanno indicati il cognome e nome del contribuente (in luogo del domicilio fiscale), lo Stato estero di residenza con la specificazione dell’indirizzo, il codice fiscale italiano o estero, se posseduto. Nello spazio bianco riservato al “bollo dell’ufficio P.T.” vanno indicati il mezzo utilizzato per il versamento - bonifico bancario, vaglia internazionale ordinario - ed i suoi estremi: la data di ordine del bonifico, il suo importo e la denominazione della banca operante all’estero incaricata dell’operazione; ovvero la data di emissione all’estero del vaglia, il suo importo e la denominazione dell’ufficio postale presso il quale il titolo è stato emesso

Se l’importo si riferisce ad immobili situati nel territorio di più Comuni, il contribuente non residente deve compilare e spedire al predetto Consorzio, inserendoli in un’unica busta chiusa, tanti modelli quanti sono i Comuni di ubicazione degli immobili.

In Italia, il versamento può essere effettuato presso le agenzie postali tramite appositi bollettini di c/c postale intestati al concessionario competente in base al Comune dove si trovano gli immobili o tramite apposite distinte di versamento direttamente allo stesso concessionario competente, oppure presso le banche convenzionate.

Il versamento dell’Ici non va effettuato quando l’importo relativo non supera le 4.000 lire, 2,07 euro (i Comuni possono aumentare tale limite).

 

I rimborsi

I rimborsi in materia di Ici vanno richiesti al Comune al quale è stata versata l’imposta non dovuta, entro il termine di tre anni dalla data di pagamento o da quella in cui è stato accertato definitivamente il diritto alla restituzione.

 

4. LA DICHIARAZIONE

 

La dichiarazione Ici deve essere presentata la prima volta che si acquista il possesso di un immobile, al Comune nel cui territorio l’immobile è situato, entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui il possesso ha avuto inizio, e non va ripetuta ogni anno, a meno che non siano intervenuti dei cambiamenti (acquisto, vendita, ecc.).

Il Comune può stabilire nel proprio regolamento l’eliminazione dell’obbligo di presentazione della dichiarazione e l’introduzione dell’obbligo di comunicazione, da parte del contribuente, degli acquisti, cessazioni o modificazioni della soggettività passiva, con la sola individuazione dell’unità immobiliare interessata. Pertanto in tal caso non è necessario presentare la dichiarazione, e sarà cura del contribuente informarsi se nel Comune ove è ubicato l’immobile sia stata introdotta tale norma regolamentare.


IV - LE IMPOSTE SULLA COMPRAVENDITA DI IMMOBILI

 

La compravendita di immobili è assoggettata a tassazione in maniera e misura differente in base alla figura del venditore.

Dal 1° gennaio 2000 l’imposta di registro dovuta sui trasferimenti di abitazioni è diminuita di un punto percentuale.

Chi acquista un immobile da un privato paga:

– il 3 per cento, se si tratta dell’abitazione principale o delle sue pertinenze (box, cantine, autorimesse, ecc.)

– il 7 per cento negli altri casi (ad esempio, per l’abitazione secondaria).

Il beneficio si traduce nel risparmio di 1 milione di lire (516,46 euro) ogni 100 milioni (51.645,69 euro) di valore dell’immobile.

 

Attenzione. Il beneficio non è riservato a tutti i compratori: chi acquista da un costruttore o da una cooperativa continuerà a pagare l’aliquota Iva agevolata del 4 per cento (abitazione principale) o quella ridotta del 10 per cento (per le abitazioni non di lusso).

 

 

1. IVA

 

L’Iva si applica alle compravendite di abitazioni quando il venditore è:

– un’impresa costruttrice

– un’impresa che esercita in via esclusiva o principale l’attività di compravendita immobiliare

– un’impresa che ha eseguito interventi di recupero edilizio secondo quanto previsto dall’articolo 31, comma 1, lettere c), d) ed e) della legge 457/78.

L’aliquota varia in base al tipo di immobile:

– 4 per cento se si tratta dell’abitazione principale - cosiddetta «prima casa» - e non di lusso

– 10 per cento per un immobile utilizzato come residenza secondaria

– 20 per cento per un’abitazione di lusso.

Per gli immobili diversi dalle abitazioni (ad esempio uffici e negozi), il trasferimento è soggetto ad Iva, anche in casi diversi da quelli indicati, se il venditore ha detratto l’Iva in occasione del precedente acquisto.

 

2. IMPOSTE DI REGISTRO, IPOTECARIE E CATASTALI

 

Acquisto da un privato: per l’acquisto dell’abitazione principale da un privato l’imposta di registro si applica con un’aliquota del 3 per cento (per le altre abitazioni del 7 per cento). Inoltre sono dovute le imposte ipotecarie e catastali nella misura fissa di L. 250.000 ciascuna (129,11 euro),  per  un ammontare complessivo di 500.000 lire (258,22 euro).

 

Acquisto da una società: in questo caso l’acquisto della prima casa (oltre all’Iva nella misura del 4 per cento) è soggetto alle imposte di registro, ipotecarie e catastali di 250.000 lire ciascuna, per un totale di 750.000 lire (387,34 euro).

La registrazione deve essere richiesta dai notai entro 20 giorni dalla data dell’atto.

 

3. INVIM

 

L’Invim, soppressa dal 1° gennaio 1993 in seguito all’entrata in vigore dell’Ici, è dovuta dal soggetto che vende un immobile acquistato entro il 31 dicembre 1992: non paga dunque l’Invim chi vende un immobile acquistato dopo questa data.

L’Invim è dovuta nel caso in cui si sia verificato, tra la data di acquisto e quella di vendita, un incremento del valore dell’immobile stesso: l’incremento è dato dalla differenza tra il valore finale (prezzo di vendita) e il valore iniziale (prezzo d’acquisto) maggiorato delle spese previste dalla legge (migliorie, spese notarili, ecc.).

 Dal 1° gennaio 2000, l’Invim - in vigore fino al 31 dicembre 2002 -  è stata ridotta del 25 per cento. Nei casi in cui l’acquirente ha diritto alle agevolazioni per l’acquisto dell’abitazione principale, la riduzione prevista si applica sull’imposta già ridotta del 50 per cento.

 


V – SUCCESSIONI E DONAZIONI

 

L’imposta sulle successioni e donazioni riguarda tutti i beni e i diritti trasferiti per causa di morte o per donazione. In caso di successione l’imposta si applica sull’asse ereditario netto, e cioè sulla differenza tra il valore complessivo dei beni e dei diritti che compongono l’attivo ereditario alla data di apertura della successione (la data di morte della persona) e l’ammontare delle passività deducibili.

 

1. LA RIFORMA DEL 2000

La legge 21 novembre 2000, n. 342 ha attuato un notevole alleggerimento dell’imposta di successione sia modificando il sistema di tassazione - l’imposta si applica ora con riferimento ad ogni beneficiario e le aliquote proporzionali variano solo secondo il grado di parentela - sia introducendo numerose agevolazioni.

La nuova imposta di successione si applica alle dichiarazioni di successione il cui termine di presentazione scade a partire dal 1° gennaio 2001: si tratta, in pratica, delle successioni riguardanti le persone decedute dopo il 30 giugno 2000.

Per queste successioni l'imposta è determinata dall'applicazione di aliquote proporzionali al valore della quota di eredità o del legato (per ogni beneficiario):

a) 4 per cento nei confronti del coniuge e dei parenti in linea retta (ad esempio, genitori e figli);

b) 6 per cento nei confronti degli altri parenti fino al quarto grado (ad esempio, fratelli e loro figli) e degli affini in linea retta (genitori del coniuge, coniuge dei figli);

c) 8 per cento nei confronti degli altri soggetti.

 

In seguito a tale innovazione il criterio di tassazione fondato sulla proporzionalità ha sostituito quello fondato sulla progressività per scaglioni; il nuovo sistema di applicazione delle aliquote proporzionali fa riferimento alle sole quote di eredità o del legato e non più al valore globale dell'asse ereditario netto.

 

Attenzione. Rilevante innovazione è la possibilità, per il titolare dei beni e dei diritti oggetto del tributo, di versare volontariamente durante la vita l'imposta sulle successioni.

In tale ipotesi di pagamento anticipato l'aliquota applicata è inferiore di un punto percentuale rispetto a quelle previste, e, pertanto, pari rispettivamente al 3 per cento, 5 per cento e 7 per cento, secondo le categorie stabilite per il grado di parentela.

I beni e i diritti sopra indicati non concorrono a formare l'attivo ereditario.

 

2. I SOGGETTI PASSIVI

 

Sono tenuti al pagamento dell’imposta gli eredi, i legatari, i beneficiari e i chiamati all’eredità che non hanno rinunciato. Gli eredi sono tenuti in solido al pagamento per la totalità dell’imposta, il che significa che un erede può essere chiamato dal fisco a pagare anche la parte degli altri: è fatta salva, per chi ha pagato, la possibilità di rivalersi nei confronti dei coeredi e dei legatari. I legatari sono tenuti solo al pagamento della loro parte di imposta.

Se nella successione sono compresi immobili, sono comunque dovuti i tributi ad essi connessi, come le imposte ipotecaria e catastale.

 

3. I BENI TASSABILI E LA BASE IMPONIBILE

 

Sono soggetti all’imposta di successione tutti i beni appartenenti al defunto, compresi quelli situati all’estero, qualora lo stesso risulti residente in Italia, che vengono trasferiti agli aventi diritto, al netto delle passività deducibili.

Se il defunto non era residente in Italia, l’imposta è dovuta solo per i beni e i diritti esistenti nel territorio dello Stato.

Nell’attivo ereditario si considerano inoltre compresi presuntivamente, a forfait, gioielli, denaro e mobili per un importo pari al 10% del valore da calcolare per ogni singola quota al netto della franchigia, salvo che siano analiticamente indicati in inventario per un minore importo dimostrato in modo idoneo.

L’imposta si applica esclusivamente sulla parte di valore della quota o del legato spettante che supera i 350 milioni di lire.

Se il beneficiario è un discendente in linea retta minore di età anche chiamato per rappresentazione, o una persona con handicap riconosciuto grave ai sensi della legge n. 104 del 1992, come modificata dalla legge n. 162 del 1998, l’imposta si applica esclusivamente sulla parte del valore della quota o del legato che supera l'ammontare di un miliardo di lire.

L'avviamento è escluso dal valore delle aziende che viene assunto ai fini della determinazione della base imponibile sulla quale si commisura il tributo.

È altresì escluso relativamente alle azioni, ai titoli o quote di partecipazione al capitale di enti diversi dalle società non quotate in borsa, né negoziati al mercato ristretto, nonché alle quote di società non azionarie, comprese le società semplici e le società di fatto.

Se nella successione sono compresi immobili, sono comunque dovute le imposte ipotecarie e catastali, indipendentemente dal valore della quota o del legato.

Al solo fine di determinare il valore della quota o del legato devono essere comprese nella dichiarazione le donazioni fatte in vita dal defunto agli eredi e ai legatari, per il loro valore all’apertura della successione. Vanno indicate, salvo poche eccezioni, tutte le donazioni, comprese quelle “presunte”.

 

4. I BENI NON COMPRESI NELL’ATTIVO EREDITARIO

 

Non concorrono a formare l’attivo ereditario:  le indennità spettanti agli eredi corrisposte in forza di assicurazioni sociali obbligatorie o le assicurazioni sulla vita stipulate dal defunto, gli autoveicoli, i titoli del debito pubblico (BOT e CCT), gli altri titoli di Stato, garantiti dallo Stato o ad essi equiparati.

Fra i trasferimenti di beni non soggetti all’imposta di successione vi sono, inoltre, quelli a favore dello Stato, delle Regioni, Province e Comuni, delle Onlus e di enti pubblici, fondazioni o associazioni di volontariato legalmente riconosciute che hanno come scopo esclusivo finalità di pubblica utilità, movimenti e partiti politici.

 

5. LE AGEVOLAZIONI

Sono previste riduzioni dell’imposta nel caso di successione:

a) apertasi entro cinque anni da altra successione avente per oggetto gli stessi beni;

b) avente per oggetto beni immobili culturali;

c) avente per oggetto fondi rustici;

d) avente per oggetto imprese familiari artigiane;

e) nel caso di trasferimenti a parenti del defunto entro il terzo grado di aziende ubicate in territori montani con meno di 5.000 abitanti (o nelle frazioni con meno di 1.000 abitanti anche se situate in comuni montani di maggiori dimensioni).

Inoltre, con la legge 342/2000:

- è stata abrogata la presunzione di appartenenza al de cuius dei beni alienati negli ultimi sei mesi di vita;

- rientrano nell'attivo ereditario le sole quote dei beni cointestati spettanti al defunto in parti uguali, se non risultano diversamente determinate.

Ulteriore novità è l’estensione delle agevolazioni per la cosiddetta “prima casa”, con riferimento alle sole imposte ipotecaria e catastale, anche agli immobili trasferiti mortis causa; tali tributi non sono applicati nella consueta misura proporzionale, rispettivamente pari al 2 per cento e all'1 per cento, ma nella misura fissa (lire 250.000 per ogni tributo).

Attenzione. Per le successioni regolate dalla nuova disciplina il contribuente non è più tenuto al pagamento dell’imposta sostitutiva dell’Invim.

 

6. LA DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE

 

Sono tenuti a presentare la dichiarazione di successione: gli eredi, legatari, tutori o curatori dell’eredità, gli esecutori testamentari o le persone immesse nel possesso dei beni per effetto della dichiarazione di morte presunta o assenza  temporanea dell’erede.

Il coniuge o i parenti in linea retta sono esonerati dall’obbligo di presentare la dichiarazione se la successione non comprende beni immobili e diritti reali immobiliari e se il valore dell’attivo ereditario non supera i 50 milioni di lire, salvo che per effetto di sopravvenienze ereditarie queste condizioni vengano a mancare.

La dichiarazione, nella quale devono essere indicati gli estremi del pagamento dei tributi autoliquidabili, va presentata insieme alla ricevuta di pagamento e al prospetto di liquidazione debitamente compilato entro sei mesi dalla data di apertura della successione; è anche possibile spedirla a mezzo raccomandata.

L’ufficio competente a riceverla è l’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate del luogo di ultima residenza del defunto.

 

Attenzione. Se l’ultima residenza del defunto era all’estero oppure è ignota, competente a ricevere la dichiarazione è l’Ufficio locale delle entrate di Roma 6 (Via Canton, 20 - 00144 Roma).

 

La dichiarazione di successione, se comprende anche beni immobili viene trascritta in Conservatoria a cura dell’ufficio delle Entrate, mentre la voltura presso l’ufficio del Catasto deve essere eseguita dagli eredi. Non è quindi possibile per l’erede eseguire direttamente la trascrizione.

 

Il nuovo sistema di liquidazione dei tributi

Con  i regolamenti delegati da emanare a seguito della riforma, nel prossimo futuro l’imposta di successioni dovrebbe essere autoliquidata dagli eredi.

Nell’attesa l’imposta di successione (unitamente alle eventuali sanzioni, interessi e tributi speciali) viene liquidata dall’ufficio locale delle Entrate (o dall’ufficio del Registro), e deve essere pagata dagli eredi o legatari solo dopo aver ricevuto la notifica del relativo avviso di liquidazione.

Prima di presentare la dichiarazione di successione, il contribuente deve invece autoliquidare e pagare direttamente i tributi collegati all’imposta di successione.

In particolare, se nella successione sono compresi beni immobili, sono dovute le imposte ipotecaria e catastale rispettivamente nella misura del 2 e 1 per cento del loro valore (con un minimo di 250.000 lire, 129,11 euro, per ciascuna imposta). Se in capo ai beneficiari o ad almeno uno di essi sussistono i benefici previsti per la cosiddetta “prima casa”, le suddette imposte sono dovute nella misura fissa.

Queste imposte, unitamente alla tassa ipotecaria (50.000 lire - 25,82 euro - per ogni Conservatoria, Circoscrizione o Sezione staccata dell’ufficio del Territorio competente) e all’imposta di bollo (80.000 lire, 41,32 euro, per ogni formalità richiesta), devono essere liquidate e pagate dagli eredi prima della presentazione della dichiarazione di successione.

L’Ufficio finanziario liquiderà i restanti tributi (imposta di successione, tributi speciali e i relativi accessori).

Gli eredi o i legatari residenti all’estero devono indicare nella dichiarazione il domicilio eletto in Italia.

 

 

7. COME SI PAGA l’imposta

 

Il prospetto di liquidazione dei tributi autoliquidabili è in distribuzione presso gli Uffici finanziari.

Il versamento dei tributi autoliquidabili può essere effettuato, sul territorio nazionale, utilizzando il modello F23, presso qualsiasi banca, concessionario o ufficio postale.

 

La dilazione dell’imposta

Per l’imposta di successione si può richiedere - qualora se ne faccia richiesta entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso di liquidazione e si sia ottenuto il consenso entro 90 giorni dalla stessa - che il pagamento venga dilazionato mediante presentazione di idonea garanzia (ipoteca, titoli di Stato, fideiussione, ecc.), fino ad un massimo di 5 anni dall’apertura della successione. Sugli importi dilazionati sono dovuti gli interessi annui a scalare nella misura del 5 per cento.

Il contribuente ha sempre diritto ad ottenere la dilazione quando iscrive ipoteca su tutti i beni e i diritti ereditati cui si riferisce l’imposta da dilazionare.

 

8. L’IMPOSTA SULLE DONAZIONI

 

Gli atti di donazione, che sono trasferimenti a titolo gratuito di beni e diritti per atto tra vivi, sono soggetti a registrazione, nel termine fisso di 20 giorni, secondo le disposizioni previste per l'imposta di registro; sono tenuti agli adempimenti previsti per la registrazione dell'atto e al pagamento dei tributi coloro che hanno ricevuto la donazione.

Sono soggette a registrazione nel termine fisso di 60 giorni le donazioni, dirette o indirette, formate all'estero nei confronti di beneficiari residenti nello Stato.

A seguito della registrazione tali atti vengono assoggettati all’imposta sulle donazioni. Nella determinazione delle imposte si terrà conto delle imposte pagate all’estero in dipendenza dello stesso atto di donazione ed in relazione ai beni esistenti all’estero. Viene fatta salva, in ogni caso, l’applicazione delle convenzioni contro le doppie imposizioni esistenti tra Italia e alcuni Stati esteri.

Le donazioni e le liberalità relative a spese non soggette a collazione - quali ad esempio quelle di mantenimento, di educazione, ordinarie e di modico valore - nonché tutte le altre individuate dagli articoli 742 e 783 del codice civile, non sono soggette all’imposta sulle successioni e donazioni.

A decorrere dal 1° gennaio 2001 alle donazioni si applica la nuova disciplina descritta nei paragrafi che seguono.

 

Le aliquote

L'imposta sulle donazioni è determinata dall'applicazione di aliquote proporzionali al valore della attribuzione a favore di ciascun beneficiario:

a) 3 per cento nei confronti del coniuge e dei parenti in linea retta;

b) 5 per cento nei confronti degli altri parenti fino al quarto grado e degli affini in linea retta;

c) 7 per cento nei confronti degli altri soggetti.

 

In seguito a tale innovazione, quindi, il criterio di tassazione fondato sulla proporzionalità ha sostituito quello fondato sulla progressività per scaglioni, e tali aliquote differiscono, con riferimento allo stesso grado di parentela e affinità, di un punto percentuale in meno rispetto a quelle previste per l'imposta sulle successioni.

 

La base imponibile

In maniera conforme a quanto fissato per le successioni, anche l'imposta sulle donazioni si applica esclusivamente sul valore della quota spettante a ciascun beneficiario per la parte che supera i 350 milioni di lire. Il valore della quota si determina sommando tutte le donazioni fatte da una persona allo stesso beneficiario.

Se il beneficiario è un discendente in linea retta minore di età (anche chiamato per rappresentazione) o una persona con handicap riconosciuto grave ai sensi della legge n. 104 del 1992, come modificata dalla legge n. 162 del 1998, l'imposta si applica esclusivamente sulla parte del valore della quota spettante a ciascun beneficiario che supera l'ammontare di un miliardo di lire.

Nell'ipotesi di pagamento anticipato dell'imposta sulle successioni da parte del titolare di beni e diritti oggetto del tributo, i medesimi beni e diritti, in caso di donazione, concorrono a formare il valore globale della donazione, con la conseguente detrazione, dall'imposta dovuta, dell'importo pagato volontariamente dal donante.

 

Le agevolazioni

Le riduzioni di imposta previste per le successioni sono applicabili anche alle donazioni.

L'imposta sulle donazioni non si applica nei casi di donazione o di altre liberalità indirette collegate ad atti concernenti il trasferimento di immobili o di diritti immobiliari oppure il trasferimento di aziende assoggettati all'imposta di registro, in misura proporzionale, o all'imposta sul valore aggiunto.

L’ufficio finanziario può accertare le liberalità diverse dalle donazioni e da quelle risultanti da atti di donazione effettuati all'estero a favore di residenti, esclusivamente in presenza di ambedue le seguenti condizioni:

- quando l'esistenza delle stesse risulti da dichiarazioni rese dall'interessato nell’ambito di procedimenti diretti all'accertamento di tributi;

- quando le liberalità abbiano determinato, da sole o unitamente a quelle già effettuate nei confronti del medesimo beneficiario, un incremento patrimoniale superiore all’importo di 350 milioni di lire.

In tale ipotesi si applica l'aliquota del 7 per cento sulla parte dell'incremento patrimoniale conseguente le liberalità che eccede i 350 milioni di lire.

Attenzione. Le liberalità possono essere registrate volontariamente e, qualora ciò avvenga entro il 31 dicembre 2001 (periodo transitorio), l'aliquota da applicare sull'ammontare dell'incremento patrimoniale che supera i 350 milioni di lire è deI 3 per cento indipendentemente dal grado di parentela.

Decorso il periodo transitorio si applicano le stesse aliquote previste per le donazioni.

Ulteriore innovazione è l’estensione dell'agevolazione cosiddetta “prima casa”, con riferimento alle sole imposte ipotecaria e catastale, anche agli immobili trasferiti inter vivos: Tali tributi sono applicati nella misura fissa e non nella consueta misura proporzionale.

 

9.  LE CONVENZIONI PER LE SUCCESSIONI E PER LE DONAZIONI

 

L’Italia, oltre alle convenzioni contro le doppie imposizioni in relazione alle imposte sui redditi ed al patrimonio, ne ha sottoscritte alcune mirate ad evitare una duplicazione d’imposta in materia di successioni e donazioni, che si applicano:

- alle successioni di cittadini domiciliati, alla data del decesso, in uno dei Paesi contraenti;

- alle donazioni disposte da cittadini domiciliati, alla data del decesso, in un Paese o in entrambi i Paesi.

Sono in vigore Trattati con Stati Uniti, Israele, Svezia, Danimarca, Gran Bretagna, Francia e Grecia.

Si considerano come imposte sulle successioni quelle operate in caso di decesso sotto forma di imposta sul valore globale dell’asse ereditario sulle quote ereditarie di diritti di trasferimento o di imposte sulle donazioni mortis causa. 

Si considerano come imposte sulle donazioni quelle operate sui trasferimenti tra vivi, ma a condizione che tale trasferimento venga effettuato a titolo gratuito (sia totale che parziale).

Nel rispetto di quanto previsto dalle convenzioni, le autorità fiscali dei Paesi contraenti possono scambiarsi le informazioni utili per applicare i contenuti degli accordi e le leggi interne nazionali: tali scambi possono inoltre essere effettuati anche ai fini di prevenzione e repressione delle frodi fiscali, ma in questo caso le informazioni devono rimanere segrete e comunicate soltanto alle autorità preposte all’attività di accertamento e riscossione, ivi compresi i tribunali e gli organi amministrativi.

Le convenzioni prevedono espressamente che le norme relative allo scambio di informazioni non possono comunque comportare, per uno dei Pesi contraenti, i seguenti obblighi:

- l’adozione di provvedimenti amministrativi in deroga alla legislazione ed alla prassi amministrativa propria o dell’altro Stato;

- fornire informazioni non ottenibili in base alla legislazione o nell’ambito della prassi amministrativa nazionale o di quella dell’altro Stato;

- fornire informazioni che potrebbero rivelare un segreto industriale, professionale o commerciale o un processo commerciale oppure informazioni di natura contraria all’ordine pubblico.

 

CONVENZIONI IN VIGORE

 

Italia – Stati Uniti                                        Legge 19 luglio 1956, n. 943

Italia - Svezia                                                  Legge 13 marzo 1958, n. 280

Italia – Grecia                                                 Legge 18 marzo 1967, n. 524

Italia - Gran Bretagna                                              Legge 9 agosto 1967, n. 793

Italia - Danimarca                                         Legge 18 marzo 1968, n. 649

Italia - Israele                                                   Legge 12 aprile 1973, n. 201

Italia - Francia                                                             Legge 14 dicembre 1994, n. 708

 

 


VI – FONDI COMUNI: RIMBORSI AI NON RESIDENTI

 

Il decreto ministeriale 16/12/99, n. 546 - in vigore dal 16 marzo  2000 (Gazzetta Ufficiale n. 50 del 1° marzo 2000) - è il regolamento attuativo che stabilisce le norme per i soggetti residenti in Paesi che hanno stipulato con l’Italia convenzioni contro le doppie imposizioni, che consentono lo scambio di informazioni e che hanno sottoscritto quote di fondi comuni italiani.

A questi investitori che hanno percepito proventi corrisposti da fondi comuni mobiliari e Sicav italiani o dai cosiddetti «fondi lussemburghesi storici» soggetti all’imposta sostitutiva del 12,5 per cento, spetta un rimborso pari al 15% dei proventi erogati.

 

1. Come ottenere il rimborso

 

I soggetti interessati, entro il 31 dicembre dell’anno in cui hanno ricevuto i proventi, devono presentare, a seconda dei casi, una richiesta:

– alla società di gestione del fondo comune;

– alla Sicav;

– al soggetto incaricato del collocamento in Italia delle azioni o quote dei fondi lussemburghesi.

Il regolamento attuativo stabilisce che:

– le quote devono essere depositate presso una banca la cui sede si trova in Italia;

– al momento del deposito il soggetto non residente deve presentare un’attestazione, rilasciata dall’amministrazione fiscale del Paese in cui risiede, che certifichi la sua residenza in tale Paese (l’attestazione è valida un anno);

– la richiesta deve essere fatta alla società di gestione del fondo, alla Sicav o al soggetto incaricato del collocamento del fondo in Italia delle azioni o quote per i fondi lussemburghesi, anche se il pagamento viene effettuato tramite la banca depositaria.

 

2. regime di esenzione dei fondi italiani

 

Nel caso di fondi italiani le cui quote o azioni siano sottoscritte o acquisite esclusivamente da soggetti residenti in Paesi con i quali è attuabile lo scambio di informazioni, è previsto un regime di esenzione dall’imposta sostitutiva. In questi casi i soggetti non residenti dovranno presentare, all’atto della sottoscrizione o dell’acquisto delle quote o azioni, l’attestato di residenza rilasciato dalle autorità fiscali del Paese di appartenenza (che ha la validità di un anno).


VII - LA TASSA COMUNALE SUI RIFIUTI SOLIDI URBANI (TARSU)

 

Sono tenuti al pagamento di questa tassa coloro che occupano o detengono in Italia locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti.

Il pagamento va effettuato per il periodo che parte dal primo giorno del bimestre solare successivo a quello d’inizio dell’uso e termina dal primo giorno del bimestre solare successivo a quello di presentazione della denuncia di cessazione.

Gli interessati devono presentare la denuncia entro il 20 gennaio successivo all’inizio dell’occupazione o detenzione, utilizzando gli appositi modelli predisposti dal Comune.

I residenti all’estero per più di sei mesi all’anno possono usufruire di una riduzione, se deliberata dal Comune ed espressamente prevista nel regolamento per l’applicazione della tassa.


VIII - Le CONVENZIONI INTERNAZIONALI CONTRO LE DOPPIE IMPOSIZIONI

 

Quello che segue è un elenco delle Convenzioni internazionali stipulate dall’Italia per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio.

 


Italia Albania

Italia Algeria

Italia Argentina

Italia Australia

Italia Austria

Italia Bangladesh

Italia Belgio

Italia Brasile

Italia Bulgaria

Italia Canada

Italia Cina

Italia Cipro

Italia Corea del Sud

Italia Costa d'Avorio

Italia Danimarca

Italia Ecuador

Italia Egitto

Italia Emirati Arabi Uniti

Italia Estonia

Italia Federazione Russa

Italia Filippine

Italia Finlandia

Italia Francia

Italia Germania

Italia Giappone

Italia Grecia

Italia India

Italia Indonesia

Italia Irlanda

Italia Israele

Italia Jugoslavia

Italia Kazakhstan

Italia Kuwait

Italia Lituania

Italia Lussemburgo

Italia Macedonia

Italia Malaysia

Italia Malta

Italia Marocco

Italia Mauritius

Italia Messico

Italia Norvegia

Italia Nuova Zelanda

Italia Paesi Bassi

Italia Pakistan

Italia Polonia

Italia Portogallo

Italia Regno Unito

Italia Romania

Italia Singapore

Italia Spagna

Italia Sri Lanka

Italia Stati Uniti

Italia Sudafrica

Italia Svezia

Italia Svizzera

Italia Tanzania

Italia Thailandia

Italia Trinidad & Tobago

Italia Tunisia

Italia Turchia

Italia Ungheria

Italia Unione Sovietica

Italia Venezuela

Italia Vietnam

Italia Zambia

 

TRATTATI RATIFICATI MA NON IN VIGORE

 

Italia - Kenia                            Nairobi                        15 ottobre 1979                     Legge 7 ottobre 1981, n. 666

(Protocollo modificativo)       Nairobi                        18 febbraio 1997        Legge 27 gennaio 2000, n. 10

Italia – Argentina (prot. modif.)            Bologna          3 dicembre 1997                  Legge 28 ottobre 1999, n.423

Italia – Senegal                                    Roma               20 luglio 1998                       Legge 20 dicembre 2000, n.417

 


IX - I PAESI CON REGIME FISCALE PRIVILEGIATO

 

           

Alderney

Emirati Arabi Uniti

Macao

Singapore

Andorra

Filippine

Malaysia

Saint Kitts e Nevis

Anguilla

Gibilterra

Maldive

Saint Lucia

Antigua e Barbuda

Gibuti

Malta

Saint Vincent e Grenadine

Antille Olandesi

Grenada

Maurizio

Svizzera

Aruba

Guernsey

Monaco

Taiwan

Bahama

Hong Kong

Monserrat

Tonga

Barbados

Isola di Man

Nauru

Turks e Caicos

Barheim

Isole Cayman

Niue

Tuvalu

Belize

Isole Cook

Oman

Uruguay

Bermuda

Isole Marshall

Panama

Vanuatu

Brunei

Isole Vergini Britanniche

Polinesia

 

Cipro

Jersey

Samoa

 

Costa Rica

Libano

San Marino

 

Dominica

Liberia

Sark

 

Ecuador

Liechtenstein

Seicelle