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BREVE STORIA DELLA SARDEGNA

 

Età prenuragica
Comprende un periodo tra i 200.000 anni fa e il 1900-1800 a.C.. Le prime manifestazioni di civiltà sarda risultano appartenere al Paleolitico, detto anche Età della pietra scheggiata: sono infatti rinvenuti negli scavi numerosi strumenti, armi e utensili di uso quotidiano, realizzati con schegge di pietra, selce, ossidiana e argilla. Del Mesolitico, Età della Pietra, sono state rinvenute, pochi anni fa, nella grotta Corbeddu a Oliena, oggetti utilizzati nella vita di tutti i giorni e resti di animali catturati durante la caccia, cui si dedicava l'uomo in quel periodo. Solo nel Neolitico, Età della Pietra levigata, si inizia ad associare alla caccia, l'agricoltura e l'allevamento, con il conseguente abbandono delle grotte, utilizzate fino a quel momento come abitazioni e come luogo di sepoltura (domus de janas), per costituirsi in villaggi di capanne.


Età dei metalli
L'età del Rame, detta anche Eneolitico (2480-1855 a.C.), è il periodo in cui vengono utilizzati i primi metalli e si diffonde la cultura di Ozieri, caratterizzata da tazze carenate a profilo rigido e vasi a fiasco, la cultura di Monte Claro, con ceramica scanalata, e la cultura Campaniforme, con la diffusione delle domus de janas. Con l'età del Bronzo (1800-900 a.C.) e del Ferro (800-100 a.C.) inizia e si sviluppa la civiltà nuragica.


Età nuragica
Il periodo inizia con la costruzione dei primi nuraghi intorno al 1850 a.C. e termina intorno al 238 a.C. quando i Romani presero possesso dell'Isola. L'età nuragica viene ulteriormente suddivisa in cinque fasi: arcaica, media, recente, finale e della sopravvivenza. Il nuragico arcaico vede la comparsa dei nuraghi a tholos; il nuragico medio è caratterizzato dalla cultura di Bonnanaro con la costruzione delle torri nuragiche singole; il nuragico recente invece è costituito dall'origine e dallo sviluppo del nuraghe plurimo e complesso che rappresentano buona parte del patrimonio archeologico isolano con circa 2000 esemplari su 7000 di carattere singolo. In genere i complessi sono situati in zone rialzate e difese da muraglie e recinti e comprendono abitazioni, tombe e pozzi sacri: in questo periodo abbondano utensili, monili e armi di bronzo; i morti hanno sepoltura collettiva nelle tombe dei giganti. Il nuragico finale è il periodo degli scambi con gli Etruschi e i Greci, grazie alla presenza della marineria sarda, creando un forte sviluppo sia nel settore metallurgico che culturale. Già non vengono più costruiti i nuraghi: alcuni vengono ampliati o ristrutturati, altri demoliti o trasformati in luoghi di culto; si diffonde la cultura della sepoltura individuale. Il nuragico della sopravvivenza vede la civiltà nuragica solo nelle zone interne in cui non c'è stata presenza punica e alcuni nuraghi vengono trasformati in templi.Fenici
La civiltà fenicia inizia intorno al 750 a.C. dopo anni di scambi commerciali. Le prime città fenicie sorsero a Sulci (S. Antioco), Kalaris (Cagliari), Nora, Tharros e Bithia (Chia), tutte zone costiere che permettevano un più agevole commercio via mare. Solo con l'espansione delle città, che pian piano diventano popolose e ricche, inizia l'espansione verso l'interno a S. Sperate, Monastir e nei pressi di Settimo San Pietro. Una funzione militare era invece nella cittadella di Monte Sirai, vicino a Carbonia, a difesa della pianura fertilissima del Sulcis-Iglesiente.

Cartaginesi
I conquistatori punici si impadroniscono dell'Isola nel 510 a.C., sfruttandone le terre e i pascoli per l'agricoltura e la pastorizia. Si sviluppano numerosi insediamenti e le città diventano più prospere con produzione di ceramiche, gioielli, ma anche la cultura e la religiosità sono notevolmente influenzate dal mondo ellenico.

Romani
La dominazione romana inizia nel 238 a.C. e si protrae fino al 476 d.C. Una conquista non facile contrastata per diversi anni dalla ribellione delle popolazioni sarde alla sottomissione, fino alla definitiva sconfitta avvenuta nel 215 a.C. in cui il capo della rivolta Ampsicora si suicidò. Nonostante l'imposizione politica romana, la Sardegna rimane culturalmente legata alle tradizioni culturali sarde e puniche sia per la lingua che per il culto; solo più tardi inizia a diffondersi la cultura della ceramica romana e cominciano a sorgere Fori, Templi, terme, sculture e mosaici. Nasce inoltre una primitiva rete stradale che collega le principali città dell'Isola. La Sardegna è il granaio di Roma, Kalaris e Tarros diventano le città più importanti, ma sorgono e si sviluppano anche nuovi centri come Porto Torres (Turris Libyssonis), Fordongianus (Forum Traiani) e Bosa. Di fatto, anche la lingua comincia a romanizzarsi. La decadenza di Roma trascina con sé anche l'Isola e il degrado dilaga con l'abbandono delle città costiere e dei terreni agricoli. Diventa così facile preda dei Vandali che per circa cento anni la sottopone a continue razzie e distruzioni.

Età bizantina
I Bizantini, sconfitti i Vandali, arrivano in Sardegna nel 533 e vi si insedia un iudex provinciae che si dedica soprattutto ad un'attività ai confini delle zone montuose. Le coste, trascurate e indifese, diventano facile preda degli Ostrogoti che, insediatisi a Cagliari, vi rimangono per un anno finché vengono sconfitti da Narsete in nome dell'impero bizantino. Questo periodo è caratterizzato da forti pressioni tributarie e scarso sviluppo economico e di riedificazione. Le controversie religiose tra Chiesa e Bisanzio rendono instabile la situazione politica dell'Isola.Lo scarso interesse dei dominatori porta così gli isolani a organizzarsi sempre più autonomamente: nel 597 i sardi respingono un'invasione longobarda, poi le incursioni musulmane. È il primo passo verso l'affermazione dei giudicati.


Età giudicale
L'età giudicale (metà VIII sec.- XI sec.) può dirsi il periodo più bello della storia sarda: gli isolani, quasi del tutto abbandonati a se stessi dai bizantini, iniziano ad organizzarsi politicamente. Si formano quattro regni: Cagliari, Arborea, Torres, Gallura. Ciascuno dei regni fa capo a un giudice che non è sovrano, ma coordina un sistema democratico: le decisioni più importanti infatti spettavano ai rappresentanti del popolo nella Corona de Logu. Appunto il regno era detto Logu o Rennu ed era diviso in province dette Curatorie (rette da ufficiali regi detti curatori) che comprendevano un certo numero di paesi (a capo di ciascuno dei quali vi era un maiore de villa). In questo periodo si insediarono numerosi ordini religiosi di tipo monastico come i Benedettini e i Vittorini.


Genovesi e pisani
Dopo il 1015 i Giudicati si aprirono a Pisa e Genova che cominciarono ad insinuarsi prima commercialmente, poi politicamente: nel 1187 Cagliari ebbe il primo giudice pisano Guglielmo di Massa, nel 1205 anche la Gallura cade nelle mani dei pisani grazie al matrimonio dell'erede del giudicato Elena di Lacon con Lamberto Visconti. Anche i Doria e gli Spinola si imparentarono con la famiglia giudicale di Torres, divenendo così proprietari di numerose terre. 


Aragonesi
Gli aragonesi arrivano in Sardegna grazie al papa Bonifacio VIII che diede in feudo l'Isola a Giacomo II d'Aragona in cambio di assistenza armata alla Santa Sede sul territorio italiano. Per gli aragonesi la Sardegna rappresenta un ottimo punto di appoggio per i viaggi verso la costa africana e quindi all'espansione. I nuovi proprietari ufficiali però devono fare i conti con i Pisani e i Genovesi, antichi alleati, nonché con la Corona: ne seguono dure battaglie tra giudicati e re catalani. Gli aragonesi introducono prepotentemente il feudalesimo, concedendo ville e regioni solo ai più fedeli collaboratori. La carica più importante era quella del Viceré, il quale convoca le cortes, ha il potere giudiziario e militare. Nonostante tutto la resistenza dei sardi al feudalesimo è forte e la Corona continua a controllare circa metà dell'Isola nel giudicato d'Ardorea dove, nel 1392, la giudicessa Eleonora emana la Carta de Logu, un codice di leggi civili e penali scritta in sardo volgare, che resta in vigore fino al 1827 scalzata dall'editto di Carlo Felice. Nel 1409, durante la battaglia di Sanluri, Martino il Giovane, infante d'Aragona, sconfiggeva le truppe del giudice d'Arborea Guglielmo III di Barbona, ponendo fine all'autonomia d'Arborea. Poco dopo Martino il Giovane muore di malaria e sepolto nella cattedrale di Cagliari. Nel 1469 Isabella di Pastiglia sposa Ferdinando d'Aragona unificando la Spagna, di conseguenza il Regno di Sardegna diventa spagnolo. A difesa delle coste vengono costruite numerose torri, ancora oggi esistenti e nel 1620 nasce l'Università di Cagliari.


Austriaci
La guerra di secessione spagnola del 1700 e la conseguente pace di Utrecht firmata nel 1713, la Sardegna viene concessa agli austriaci.


Savoia
Il trattato dell'Aja del 17 febbraio 1718 stabilisce che, secondo gli accordi di Londra, Vittorio Amedeo II di Savoia ceda la Sicilia all'Austria in cambio della Sardegna. Finisce così definitivamente il dominio spagnolo. Vittorio Amedeo diventa re di Sardegna e manda a governo un viceré. Si sviluppa nuovamente l'agricoltura con l'introduzione di nuove colture, ritornano in auge le università di Cagliari e Sassari abbandonate a se stesse dagli spagnoli. Nel 1821 Carlo Felice emana l'Editto delle chiudende, permettendo la recinzione delle proprietà private, che però danneggiò la pastorizia; nel 1827 emana il Codice di leggi civili e penali che sostituisce l'ormai radicata Carta de Logu di Eleonora d'Arborea. Anche i collegamenti stradali furono migliorati, non a caso la statua di Carlo Felice a Cagliari dovrebbe indicare (di fatto la posizione è errata) il collegamento, tra Cagliari e Porto Torres, risistemato sull'antico tracciato romano. Con l'arrivo di Carlo Alberto fu abolito il feudalesimo e sia i comuni, sia gli abitanti pagarono grandi cifre per riscattare le terre. Nel 1847 la Sardegna si fuse al Piemonte perdendo l'autonomia e nel 1861 entra a far parte del Regno d'Italia.